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6 buoni motivi per guardare Gomorra 2

Salvatore Esposito-Genny e Pietro Savastano-Fortunato Cerlino

Gomorra 2, il secondo capitolo della serie tv più fortunata d’Italia, va in onda su Sky Atlantic a partire dal 10 maggio. Due episodi a settimana per il caso televisivo tricolore che racconta, semplificando un po’, le guerre di camorra della zona di Scampia e Secondigliano, le terre violente della provincia di Napoli. Venduta in oltre 130 Paesi nel mondo, con terza e quarta stagione in preparazione e produzione nel giro di pochi mesi, Gomorra 2 riprende la storia da dove l’avevamo lasciata: l’eccidio finale durante la recita scolastica che lascia Genny a terra quasi morto, la fuga di Don Pietro Savastano dal carcere e le prime basi dell’accordo tra Ciro “l’Immortale” Di Marzio, che vuole i traffici dei Savastano, e Salvatore Conte, rientrato da Barcellona per re-impossessarsi di Napoli. Dopo aver visto in anteprima le due puntate iniziali e ascoltato le parole dei protagonisti, abbiamo le idee un po’ più chiare sui punti di forza della nuova stagione.

L’INIZIO (CHE E’ UNA FINE)
Idealmente il primo episodio della seconda serie, come ha raccontato Stefano Sollima, uno dei quattro registi di Gomorra 2, è il tredicesimo della prima stagione: una forma elegante di riepilogo per legare i fili sottili delle trame. Il ritmo è simile, le immagini anche. Il buio è pesto, appena rischiarato da fuochi che, più che purificare, eliminano definitivamente ogni traccia di ribellione e di passato. Quando splende il sole, si avverte l’ombra di una tragedia greca in salsa pummarola, dove i morti si contano già dai primi minuti con la furia cieca di chi deve imporre il proprio potere.

LE NUOVE TRAME
Il grande tema di Gomorra 2 è il potere che logora. Chi non ce l’ha, lo vorrebbe; chi ce l’ha, non sa sempre come gestirlo. Guardare dall’alto gli “Stati Uniti di Scampia e Secondigliano”, come vengono poeticamente descritti, significa iniziare a rivedere gli equilibri con nuovi ingressi, alleanze, paure ancestrali e ruoli sempre più difficilmente intricati, tanto belli quanto inquietanti e violenti. Attorno a loro un contorno di antagonisti, aiutanti e personaggi che non hanno mai un vero lato positivo, ma sembrano annegare costantemente in una fame atavica di comando.

LE DONNE
Ci sono anche le donne, finalmente, a dare il ritmo a questa nuova stagione di Gomorra, come ha sottolineato la regista Francesca Comencini: «I personaggi femminili sono forti e potenti, è l’elemento di modernità di questa serie». A incarnare le nuove protagoniste sono le attrici Cristina Donadio, che interpreta la feroce Scianel, e Cristiana Dell’Anna, che indossa i panni della volitiva Patrizia. I loro due contributi attutiscono il vuoto lasciato da Donna Imma Savastano, eccellenza di potere femminile interpretata dalla splendida Maria Pia Calzone e uccisa al termine della prima stagione. «Patrizia è una donna fortissima, fighissima, è capace dell’atto d’amore più grande e della violenza più assoluta. La amo nonostante tutto il male che può rappresentare. Donna Imma è stata fonte di ispirazione ma il racconto è diverso» ha dichiarato Dell’Anna. «Tutto ciò che c’è, è un prodotto di ciò che è stata Donna Imma. Scianel però è un’altro personaggio: Donna Imma era una leonessa, aveva una famiglia da difendere e proteggere, Scianel invece è una iena, sola, sgradevole e rude, pensa solamente al potere ed è molto più solitaria. Parla solo quando è necessario, è diffidente, ascolta più di parlare: i grandi personaggi sono fatti di piccoli dettagli. Scianel ha solo un obiettivo: il potere, è disposta a tutto per conquistarlo, ha una ferocia senza confini» le ha fatto eco Donadio.
A dare manforte alle colleghe ci ha pensato Fortunato Cerlino, che interpreta il boss Savastano: «Il ruolo delle donne in questi sistemi è tragicamente sottovalutato: facendo Pietro Savastano ho capito quanto è importante avere una Imma Savastano, è un argomento tutto da scoprire anche nelle altre criminalità. Le donne hanno un potere reale». Non sempre il potere femminile vince sugli uomini e sarà un personaggio marginale, una madre, a dare in pasto il suo istinto di protettrice al più tremendo degli uxoricidi.

IL RITORNO DI PIETRO SAVASTANO
In Gomorra 2 il ruolo delle donne si fa più incisivo, ma la storia continua a reggersi sulla sacra triade padre/figlio/spirito non-santo formata da Don Pietro, Genny e Ciro, che vivono seguendo le sottili leggi di una giungla urbana fatta di alberi di cemento. Il potente leone non riesce a vivere lontano dal suo sole, nel freddo di una località estranea, gestendo piccoli affari assieme a gente meno potente e più esposta di lui. È lo stesso Fortunato Cerlino a tratteggiare quello che vedremo di Pietro Savastano: «Pietro lo ritroviamo dopo la fuga dal carcere, è un uomo devastato e sconfitto, deve ritrovare un equilibrio nel pubblico e nel privato. Ha una moglie morta, un rapporto conflittuale col figlio e un impero che è sparito. Pietro guarda in faccia la parte più nera di se stesso».

LA RESURREZIONE DI GENNY
L’abisso della debolezza fisica si toccherà nel tentativo di ristabilire i ruoli di un potere che non è più quello di una volta. Il grottesco e sanguinario figliol prodigo mette in gioco tutto l’affetto protettivo, ma non riceverà il riconoscimento paterno che si aspetta. Salvatore Esposito, che interpreta Genny Savastano, non sperava di vedere il suo personaggio cambiare nuovamente dopo la potente radicalizzazione della prima stagione: «Non so se Genny meritasse quella possibilità di rialzarsi: io ci speravo e così è andata. Nella prima puntata vedrete un Genny tramortito, nella seconda, come la fenice, risorgerà della sue ceneri».

IL FUOCO
In Gomorra 2 il fuoco non è simbolo di purificazione. Anzi. È la scheggia rivoltosa a pagare il prezzo più caro, e lo paga col fuoco, distruggendo l’amore di una vita, affinchè nessuno lo faccia al posto suo . I fuochi di Gomorra sono le esplosioni di rabbia contro l’ingiustizia di un’esistenza fintamente tranquilla nel nome di un appellativo potente. Sono gli spari che crivellano corpi di passaggio, compari da niente, mescolanze criminali che non possono portare che l’illusione del comando. Un fuoco di fiamme artificiali che ardono definitivamente i dissidenti e che nemmeno le lacrime di un marito, padre ormai solitario con prole a carico, riusciranno a spegnere.

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