Notizie

Axl Rose ha migliorato gli AC/DC, lo abbiamo visto con i nostri occhi a Marsiglia

ac-dc-concerto-marsiglia

«Vi sembra che possa funzionare? A me ormai pare di sì!». Con queste parole pronunciate a metà concerto e seguite dal boato dell’intero Stade Vélodrome di Marsiglia, Axl Rose si è definitivamente conquistato la stima di uno dei pubblici più intransigenti e devoti della storia del rock: quello degli AC/DC.

Se pensiamo poi che la Francia, tra tutti i Paese europei, è quella che fin dai tempi di Bon Scott intuì che la band australiana avrebbe ricoperto un ruolo da protagonista nella storia del rock, la reazione della gente assume un significato ancora maggiore. Pensare che le dieci date che stanno vedendo impegnata la band di Angus Young in Europa siano la seconda parte di un tour che, meno di un anno fa, li aveva portati ad Imola, francamente mette i brividi.

Inutile dire quanto faccia strano vedere il leader dei Guns N’ Roses al centro del palco, invece della coppola e della canotta tamarra di Brian Johnson, ma nessuno dei presenti pare davvero disturbato dalla cosa. I sentimenti, si sa, sono una cosa complicata e, come si suol dire, business is business, dunque meglio guardare avanti.

L’inizio, anticipato dal classico video autocelebrativo, è spaventoso: Rock Or Bust apre quello che sarà uno degli show più stupefacenti che mi sia capitato di vedere in tanti anni di concerti. Iniziamo col dire che la band pare totalmente rinata, tanto che i dubbi che avevano preceduto le settimane prima dell’inizio della tranche europea del tour vengono definitivamente fugati dopo una manciata di brani.

La sensazione è che la band, ma soprattutto Angus, voglia dimostrare di non aver fatto un’enorme cazzata nello scegliere di proseguire in un cammino che, dopo la defezione di Johnson, sembrava giunto inevitabilmente al capolinea. Axl Rose ha quindi in qualche modo costretto tutto il gruppo ad andare oltre i limiti che l’età e le perdite degli ultimi anni avevano posto sul loro percorso.

Che sia altrettanto difficile considerare questi gli AC/DC che conosciamo è chiaramente inevitabile: guardare il palco e vedere una rockstar americana seduta con una gamba rotta, il nipote di Angus alla chitarra ritmica e Chris Slade dietro alle pelli dà bene l’idea del fatto che qualcosa sia irrimediabilmente perduto per sempre. Nemmeno le recenti dichiarazioni di Phil Rudd, quasi possibilista su un suo eventuale ritorno futuro alla batteria, possono mitigare quel senso di tristezza che pervade l’animo nel pensare alla formazione di Back In Black e nel rendersi conto che tutto quello non accadrà davvero mai più.

Il presente, tuttavia, dice in modo chiaro che certi pezzi a questi livelli non si sentivano da almeno venticinque anni: classici del gruppo come Thunderstuck, For Those About To Rock, ma sopratutto i brani tratti da Back In Black, hanno lasciato di sasso chiunque fosse all’interno dello stadio. Roba da non credere. Se poi aggiungiamo la riproposizione di If You Want Blood (aggiunto in scaletta e assente dai loro concerti dal 2003), beh, il cerchio si chiude inevitabilmente.

Insomma, pensare che queste siano probabilmente le ultime volte in cui l’Europa vedrà i cannoni sparare mette davvero tristezza, ma allo stesso tempo non si può che ringraziare un personaggio come Axl Rose che, con un’umiltà e una classe che in pochi gli riconoscevano, sta concludendo degnamente una storia che meritava di avere un finale di questo tipo. Volenti o nolenti, uno dei finali più rock’n’roll di sempre.

Commenti

Commenti

Condivisioni