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Alice: Madness Returns

Xbox 360 – PS3

Spicy Horse

Genere: Action

 

Come non provare profonda simpatia per un personaggio che sentenzia: “Mi piacerebbe essere il prossimo Walt Disney, solo, un poco più perfido”? L’eccentrico quasi quarantenne in questione si chiama American McGee, ed è noto per avere lavorato alla produzione di giochi mitici come Quake e Doom e per essersi poi buttato anima e corpo nel progetto che più gli stava (e sta) a cuore. La sua Spicy Horse nel 2000 dà vita ad American McGee’s Alice, una rilettura in chiave horror-pop del paese delle meraviglie dipinto da Lewis Carroll; nonostante una semplicità di fondo piuttosto evidente, il titolo viene accolto con entusiasmo e ancora oggi viene citato e ricordato con affetto, soprattutto grazie alla vena artistica espressa dal suo ideatore. Undici anni dopo, il follow-up si macchia di simili difetti e si fregia degli identici meriti: il gameplay derivativo e a tratti scontato è offuscato dalla genialità del contesto, a texture e modelli poligonali non all’altezza della concorrenza odierna si oppongono ambientazioni di altissimo livello creativo e artistico, il comparto tecnico non certo sbalorditivo assume un’importanza quasi trascurabile di fronte all’aspetto prettamente emotivo e al gusto scenico dei sei livelli che compongono l’avventura. Con tutto il rispetto per l’originale, l’idea di potere vagare per un paese delle meraviglie oscuro e decadente (popolato da personaggi che conosciamo, solo “un po’ più psicotici”) e controllando un’Alice vendicativa e spietata è francamente irresistibile.

 

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