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Annalisa e il nuovo album: «L’elettronica non è una svolta dell’ultimo minuto, ma un traguardo pensato da sempre»

Annalisa nuovo album 2016 Se avessi un cuore

Dopo la partecipazione all’ultimo festival di Sanremo con il brano Il diluvio universale, Annalisa torna con un nuovo album, Se avessi un cuore, il quinto progetto in sei anni di carriera. Il disco, in uscita il 20 maggio per Warner Music, racconta la crescita personale e artistica di Nali attraverso 12 canzoni electropop (di cui è anche autrice dei testi) e una collaborazione internazionale (con Dua Lipa, che sta spopolando nel mondo con la hit Be The One).  Il 19 maggio Annalisa sarà in concerto a Roma, poi farà tappa in diverse piazze e location estive, fino al tour autunnale nei club. Ecco cosa ci ha raccontato l’artista ligure.

DA SANREMO AL NUOVO ALBUM
«Se avessi un cuore esce dopo diversi mesi dalla mia partecipazione a Sanremo perché lo sento come un progetto a sé. L’idea di andare al festival fa parte di un’operazione di passaggio. Il diluvio universale, brano con cui ero in gara, è una canzone con una vita propria, anche se è contenuta nel nuovo disco. Rappresenta il perno tra quello che è stato prima, il mio passato, e Se avessi un cuore. Un’opera unica, solitaria ma che già dava un assaggio delle sonorità dei miei nuovi brani, decisamente più elettroniche».

TRA MUSICA ELETTRONICA E CANTAUTORATO
«Ho sempre amato il mondo electropop – confessa Annalisa – e per arrivarci ho fatto un percorso graduale. In ogni disco realizzato ho spinto sempre in due direzioni: la scrittura, cioè il fatto di essere autrice di tutte le mie canzoni; e questo nuovo mondo sonoro, non facile da proporre, ma nel quale mi sento particolarmente a mio agio. Ci sono arrivata piano piano, sperimentando poco alla volta negli anni. L’elettronica non è una svolta dell’ultimo minuto, ma un traguardo pensato da sempre. Per quanto riguarda i testi delle nuove canzoni, mi sono sempre sentita cantautrice. Fin dagli inizi, con le mie band e i miei progetti. Ho provato tante strade. La prima occasione è stata Amici, un talent. Da lì in poi ho imparato tante cose, che il modo in cui scrivevo non era maturo, che avevo ancora tanto lavoro da fare. Anche come interprete non sono mai riuscita a cantare cose che non fossero affini al mio modo di comunicare».

PAROLA D’ORDINE: LEGGEREZZA
«La leggerezza di questo album trasuda principalmente da un brano, Leggerissima, nel quale cerco di spiegarla come capacità di lasciarsi qualcosa alle spalle, di mollare la presa, senza però arrendersi malamente. È una leggerezza che serve a capire le situazioni che si presentano e a stare meglio. Togliersi di dosso la negatività, la pesantezza dei fatti. La leggerezza è comunque una costante di tutto il disco. Anche quando parlo di cose spesse, pregne di contenuto, intense, mi piace giocare con ironia. Fa parte del mio modo di scrivere e di cantare. Forse anche l’età aiuta: a vent’anni vedevo tutto nero o bianco; a trenta, anche le sfumature».

ANNALISA E IL CAMBIAMENTO
«Come sono cambiata negli anni? Non lo so, non mi rendo conto. Sono sicuramente cresciuta grazie a determinate cose che mi sono accadute. Sono più consapevole e decisa, focalizzata su quello che faccio. Ho scritto tanto e continuo a scrivere parecchio. Vivo un grande fermento in questa fase della mia vita artistica. Ascolto tanta musica per non isolarmi e per avere uno scambio di dati e di informazioni. Ci sono molti artisti che mi hanno influenzata per questo disco, per creare un mondo musicale elettronico, moderno, simile alla proposta pop mainstream americana, ma con mille altre sfaccettature».

LA COLLABORAZIONE CON DUA LIPA
«Ci siamo incontrate per caso negli uffici Warner, a Milano. Dua Lipa era in Italia per la promozione del suo disco. Tra noi è nata subito una bella sintonia. Ci siamo raccontate cose profonde nonostante fossimo perfette sconosciute. Perché, quindi, non provare a fare qualcosa insieme? Mi ha mandato un brano che aveva nel cassetto, Used To You, e mi è piaciuto molto. Poi ho scritto anche la versione italiana, Potrei abituarmi, che ho inserito nel disco. È stato divertente e umanamente bello e costruttivo».

IL PROGETTO GRAFICO E IL CUORE
«Il progetto grafico fa parte del mio percorso interiore. Tutto è in tema e in linea con il significato delle canzoni dell’album, copertina e booklet compresi – precisa Nali – Metto sempre bocca su tutto, è più forte di me. Nella cover del disco c’è una mia foto: guardo verso il basso, verso la zona del cuore, da dove tutto comincia. E ogni canzone rappresenta una parte di coscienza, un pezzo di questo cuore, che si forma piano piano, pagina dopo pagina. Il cuore serve a ritrovare quella intelligenza pratica, ma anche emotiva che ci permette di incontrare l’altro. Credo che questo stia alla base del concetto di diversità di cui parlo nell’album. In Se avessi un cuore faccio un discorso generale sull’individuo e sulla diversità, che per me non esiste o comunque va percepita solo come ricchezza. E per capirlo bisogna essere sensibili e intelligenti. Non lasciarsi mai influenzare dall’ignoranza».

ANNALISA IN CONCERTO, TRA ANTEPRIME E TOUR NEI CLUB
«Dopo le due anteprime in teatro (a Milano il 17 maggio, a Roma il 19 maggio), canterò in alcune piazze italiane e sul palco di diversi festival estivi – conclude Annalisa – Poi ci saranno concerti nei club tra qualche mese, forse in autunno. Credo nella magia della musica dal vivo, nel condividere un’emozione, un messaggio forte. Io poi mi occupo di tutto anche in tour, dal disegno del palco alle luci, fino ai contributi video. Sono una vera rompiscatole! (ride, ndr). Dopo le due date di maggio, mi divertirò all’aperto, a portare in giro la mia musica. C’è molta pigrizia da parte delle persone, sai? La gente non va a cercarsi la musica, devi proprio portargliela fino sotto casa».

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