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Quella volta che Axl scippò Marilyn Manson nel backstage degli U2

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14 novembre 1992, Anaheim, contea di Orange, quaranta chilometri a sud dal centro di Los Angeles. Gli U2, al tempo la più grande rock band della Terra, stavano per chiudere in maniera trionfale la prima parte dello Zoo Tv Tour, quello che per fan e addetti ai lavori non era semplicemente la tournée più lunga della loro carriera, ma la più spettacolare mai portata in giro da un gruppo di musica popolare. Nessuno si era mai spinto così in là: palco mastodontico, impianto luci ed effetti speciali da film hollywoodiano e un album, Achtung Baby, che li aveva visti rivoluzionare ancora una volta se stessi e l’idea di mainstream music.

Gli irlandesi erano on the road senza sosta da febbraio, eppure conservavano lo stato di grazia dei primi concerti e avevano una gran voglia di stupire ancora una volta gli Stati Uniti prima di tornare in Europa. Nonostante le loro sonorità fossero cambiate drasticamente nel giro di un lustro, era ancora forte l’eco degli album più americani del gruppo, un processo conclusosi con quell’ibrido intitolato Rattle And Hum, vero e proprio omaggio nei confronti delle sonorità yankee uscito solo un anno dopo lo sconvolgente The Joshua Tree. Così come era accaduto per le sonorità new wave abbandonate poco dopo gli esordi, l’atmosfera e le sonorità di pezzi come Angel Of Harlem o When Love Comes To Town sembravano ormai lontane anni luce da quelle di brani recenti come The Fly e Zoo Station e le parole dello stesso Bono («Achtung Baby è il suono di quattro uomini che abbattono The Joshua Tree») erano indicative del nuovo corso e confermavano l’evoluzione. Tuttavia, dal vivo, gli U2 erano riusciti a mantenere un equilibrio perfetto tra le loro anime, in grado di accontentare chiunque: non potevano deludere l’immaginario dell’americano medio nel quale erano penetrati grazie a quella manciata di album. È anche per questo che nel backstage della band, ai tempi, era possibile incontrare chiunque. Ma soprattutto star del rock.

Quella sera, poco prima che una versione da pelle d’oca di Desire desse inizio ai bis, dietro al palco s’incontravano per caso tre personaggi apparentemente agli antipodi: da una parte Trent Reznor accompagnato dalla sua recente scoperta Marilyn Manson, dall’altra Axl Rose, insieme ai suoi Guns N’ Roses uno dei pochissimi competitor degli U2 esistenti al mondo in quel momento. Se la presenza del leader dei Gunners non era certo una novità (pochi mesi prima era addirittura salito sul palco con Bono e soci per una stralunata versione di Knockin’ On Heaven’s Door), quella della mente dei Nine Inch Nails e del futuro emblema dello shock rock mondiale avevano attirato più di uno sguardo indiscreto, anche per via della loro fin troppo ostentata eccentricità. Dopo aver rotto il ghiaccio commentando la scaletta, drink in mano, Manson e Axl iniziarono a parlare di progetti personali e delle proprie band.

«Ero nel backstage degli U2 con Trent e incontrai Axl», ricorda ancora oggi il Reverendo. «Era nevrotico e mi raccontò tutto dei suoi problemi psicologici, della sua schizofrenia. Pensai che fosse totalmente fuori di testa. Per eccesso di zelo cominciai a raccontargli della mia band e gli dissi che in quel periodo suonavamo My Monkey, un adattamento di un pezzo di Charles Manson tratto dal suo album Lie». Fu a quel punto che gli occhi di Rose si illuminarono: aveva finalmente trovato il modo migliore per concludere l’album di cover cui i Guns stavano lavorando da qualche tempo. Il progetto non possedeva la forza dei precedenti e sembrava un mero frutto di accordi commerciali più che l’omaggio alle loro origini punk (come sarebbe stato presentato), quindi Axl era alla ricerca di una provocazione in grado di sollevarne le sorti. Recuperato l’album indicatogli, capì subito che un brano come Look At Your Game, Girl di un folle criminale come Charles Menson, sarebbe stato perfetto come ghost track conclusiva di The Spaghetti Incident?. La scelta, ampiamente pubblicizzata in fase di lancio dell’album, creò un inevitabile vespaio di polemiche che, oltre a dare una spinta fondamentale ad un prodotto altrimenti di scarsissimo appeal, gli procurò più di un anatema da parte di Marilyn Manson. Intanto gli U2, ignari di tutto, pubblicavano Zooropa, reinventando per l’ennesima volta se stessi e il music business.

#livepills

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