Notizie Speciali

Axl e Slash, la vera storia dei litigi e del riavvicinamento

Slash Axl litigi riavvicinamento

«Vi prego di non farmi più domande sui Guns, non sono più nella band dal 1996 e non ho intenzione di tornare su un palco insieme al signor Axl Rose, con il quale non ho più alcun tipo di rapporto umano e professionale». Erano queste le parole che, fino a qualche tempo fa, Slash pronunciava all’inizio delle interviste o in altre occasioni pubbliche. Dichiarazioni confermate puntualmente dai fatti e ribadite in maniera tanto clamorosa, quanto grottesca, durante la cerimonia di inserimento dei Guns N’Roses nella Rock And Roll Hall Fame del 2012. Quella sera, con la lettera con cui Axl mandava per l’ennesima volta a fare in culo il mondo e gli ex compagni (che intanto salivano sul palco insieme a Myles Kennedy), il sogno sembrava essere davvero finito per sempre. Un sogno che per milioni di fan si era frantumato nel corso di un anonimo pomeriggio dell’ottobre 1996, quando, dopo voci che si rincorrevano da due anni, Slash rese pubblico il segreto di pulcinella: abbandonava la nave. «Era già fuori dal gruppo dal ’95» si affrettò a dichiarare Axl Rose.

TUTTO DOVEVA VENIRE DA LUI
Slash e Axl avevano incarnato fin dagli esordi la classica coppia di amici/nemici di cui la storia del rock è piena. Dagli Stones agli stessi Beatles, passando per gli Aerosmith, i Deep Purple, gli Who e una lista che potrebbe proseguire all’infinito, tutte le grandi band si sono sempre rette sugli equilibri precari delle loro coppie d’assi, i cui conflitti sono parte integrante della loro stessa arte. I rapporti tra i due, tuttavia, erano davvero giunti al capolinea già alla fine del mastodontico Use Your Illusion Tour (luglio 1993): Axl era sempre più isolato in un mondo interiore fatto di deliri personali che si portava dietro dalla nascita, uniti a manie di grandezza alimentate dalle persone sbagliate di cui era circondato, mentre Slash faceva sempre più fatica a muoversi nelle vesti di superstar mondiale, legato com’era all’aspetto più stradaiolo della faccenda. «Axl voleva trasformare la band in un ibrido tra i Pearl Jam e i Nine Inch Nails, cosa che si scontrava ferocemente con la mia idea di musica. Ma la cosa peggiore era che nessuno potesse più proporgli nulla di nuovo: tutto doveva venire da lui». Così, mentre il cantante veniva abbandonato da tutti e diventava una barzelletta vivente – tra l’annuncio e l’effettiva uscita di Chinese Democracy (nel 2008) sono passati anni – il vecchio compagno fondava prima gli Slash’s Snakepit e poi, quasi a sbeffeggiare Mr Rose, i Velvet Revolver, sorta di nuovi Guns con un cantante noto proprio per la poca stabilità mentale: Scott Weiland (R.I.P.).

UNA GRANDE BUFALA
Come in tutti i divorzi, arrivò il momento del tribunale. Tra dichiarazioni al vetriolo e accuse reciproche – le parti si contendevano l’utilizzo di marchio e canzoni – i due artisti, a cui si era aggiunto il bassista Duff McKagan, iniziarono una guerra legata alle pubblicazioni future e ad altri problemi di tipo squisitamente economico. Quello che veniva contestato ad Axl era di essersi intascato una decina di milioni di dollari grazie all’utilizzo improprio del moniker, visto che sentire loro ogni membro della band aveva gli stessi diritti sul marchio. «Cercano biecamente di farmi sembrare uno schifo agli occhi della gente, ma nessuno ha capito che in questa faccenda la vittima sono io» dichiarò il cantante. «Forse, quando firmammo tutti insieme l’accordo secondo cui io avrei detenuto il nome, qualcuno di loro era poco lucido. Se fosse stato per loro, l’anima dei Guns sarebbe fottuta come la nuova musica che producono adesso. Vanno in giro a fare i paladini della giustizia, ma sono dei coglioni». I fatti gli diedero ragione: il polverone mediatico alzato dai due musicisti si rivelò una grande bufala, che nemmeno un team di avvocati di altissimo livello riuscì a sovvertire: un contratto firmato all’unanimità parlava molto chiaro e le accuse ad Axl svanirono nel silenzio imbarazzato dei protagonisti.

NON HO BISOGNO DI NIENT’ALTRO
I primi spiragli per una clamorosa reunion iniziarono ad intravedersi nel 2005, quando Rose dichiarò che una mattina all’alba lo stesso Slash si fosse presentato a casa sua dicendogli di non sopportare più nessun compagno dei Velvet Revolver e che fosse giunta l’ora di riconciliarsi. Dopo aver inizialmente confermato la cosa, il chitarrista smentì clamorosamente tutto, portando Axl a definirlo senza mezzi termini «un coglione fatto e finito». Pochi anni dopo, in occasione dell’uscita di Chinese Democracy, un altro tentativo. Per la prima volta dopo anni, Slash elogiò pubblicamente il rivale, definendo l’album «un mezzo capolavoro», ma i suoi elogi si frantumarono contro le dichiarazioni sprezzanti di Axl: «Ho pubblicato un grande disco e ne ho già un altro in cantiere. E voglio incidere Appetite For Destruction (esordio del 1987) con la nuova band, la migliore della storia dei Guns N’ Roses. Slash può dire quello che vuole, non ho bisogno di nient’altro nella vita».

QUELLI VERI
Il successo della carriera solista del chitarrista, ritornato in modo trionfale a riempire i palasport e finalmente completato dall’incontro con Myles Kennedy, sembrava una nuova pietra sopra la Guerra dei Roses. Fino a martedì 5 gennaio 2016. Tecnicamente i GN’R non si erano mai sciolti, e se quindi non è stato sorprendente leggere il celebre nome nel cartellone del Coachella Festival, a rendere clamoroso l’annuncio sono stati i post di Slash e Duff McKagan, che da tempo immemore ormai non si accostavano al logo dei Guns. È stata la conferma di quello di cui ormai si parlava da mesi: i Guns N’ Roses, quelli veri, sono di nuovo on the road. Per la gioia di tantissimi e le critiche di molti.

SOLO COSI’ POTEVANO FARLO
Quali siano le reali motivazioni che hanno portato al riavvicinamento tra Slash e Axl probabilmente non lo sapremo mai. Il primo pensiero vola ai milioni di dollari offerti ad ogni componente per tornare sullo stesso palco (Billboard sostiene che il cachet sia di 3 milioni a concerto e sembra che nemmeno ai Led Zeppelin sia stato proposto tanto), ma non è la prima volta che i due si vedono proporre così tanti soldi per tornare sul palco insieme. Più facile pensare che le due grandi menti di una delle più importanti rock band di sempre avessero un grande bisogno di tornare protagonisti assoluti. E solo così potevano farlo. Non si sarebbe mai più parlato così tanto di loro senza questa reunion e nessuno dei due avrebbe mai più suonato davanti alle platee che invece si ritroveranno davanti da aprile in poi. Se vi sembra poco, non avete idea di quanto sia importante per un artista di quel calibro, al netto dei soldi, essere rilevante. Esistere e stare sopra a tutti. Poi, certo, i dollari fanno la loro parte.

Aspettiamo il resto delle date, compresa quella italiana. Che si farà, come abbiamo già scritto. A meno di ulteriori colpi di scena: perché il Signor Rose non ha ancora dichiarato nulla. Diavolo di un Axl, sarebbe la mossa definitiva.

Commenti

Commenti