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Backwards Luca De Gennaro tra passato e futuro della musica

Backwards di Luca De Gennaro è il racconto di un pezzo di storia della musica. Dei cambiamenti degli ultimi anni che ne hanno disegnato il futuro.

Backwards Luca De GennaroInizialmente Luca De Gennaro voleva raccogliere in un libro gli articoli scritti per i primi 100 numeri di Rolling Stone (Italia). Poi ci ha messo anche i reportage dei festival americani. Il risultato, Backwards, è il racconto di un pezzo importantissimo di storia della musica.

Per tanti operatori e appassionati di musica, Luca De Gennaro è un riferimento. Nasce come deejay, diventa giornalista, conduttore radio, dirigente Tv, talent scout. Attività che svolge ancora oggi: conduce Whatever su Radio Capital, è capo del reparto Talent&Music di MTV South Europe e scrive di musica su riviste e libri, oltre a mettere i dischi ovunque possa. Backwards è la sua ultima fatica letteraria: un lavoro in due parti, con tutti gli articoli pubblicati sui primi 100 numeri di Rolling Stone – dove cura una rubrica che s’intitola come il libro – preceduti dai pezzi scritti durante le sue visite ai più importanti festival americani, il South By Southwest di Austin (Texas) e il californiano Coachella.

«Backwards è un viaggio negli ultimi otto anni di storia della musica – racconta Luca – in cui è successo di tutto. Il cambiamento è velocissimo». E proprio per questo la prospettiva del libro non è legata solo al passato: per capire cosa succede oggi è importante comprendere cosa accadeva ieri, ed ecco che De Gennaro traccia i lineamenti del Sistema Musica nell’anno 2012 parlando delle band che ha ascoltato e delle esperienze che ha vissuto dal 2003 a oggi. «Siamo nell’era post-discografica e gli equilibri sono cambiati. Si può essere musicisti anche senza un contratto con una major e i giovani sembrano averlo capito. Sanno che devono sbattersi, pensare alla loro professione in termini diversi rispetto ai modelli di una volta». Ma non è un male per la musica: come testimoniano i racconti di Backwards «quella buona in un modo o nell’altro viene fuori. Nessun artista ha avuto successo con un disco brutto. La differenza con il passato è che oggi i musicisti guadagnano e diventano star regalando album e vendendo altro». Come chi offriva rasoi gratis per poi far pagare le lamette.

Se il futuro della musica è al sicuro, come la mettiamo con il giornalismo musicale? Esisterà un altro Luca De Gennaro nel 2032? «Certamente. Le persone specializzate e competenti, che sono in grado di selezionare buona musica e belle storie, saranno sempre più importanti perché la proposta continua ad aumentare. Serve chi orienti la fruizione, l’utente non per forza è un esperto. È quello che faccio io, anche nel libro. In questo senso è stato fondamentale iniziare come deejay». Già, ma l’Italia di oggi è ben diversa da quella in cui Luca ha cominciato. «Qui la situazione è difficile perché il giornalismo sembra cercare gli artisti per il gossip più che per la musica. All’estero non è così e infatti i critici musicali sono personaggi importanti, come gli scrittori».

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