Notizie Speciali

Biagio Antonacci: Sapere dire no a chi si ama è quasi sempre fonte di dolore

Il 17 aprile è uscito il dodicesimo disco in studio di Biagio Antonacci, Sapessi dire no. Un album che mostra, ancora una volta, la semplicità con cui il cantautore milanese ritrae i sentimenti e le relazioni tra le persone attraverso le parole delle sue canzoni. Una qualità che gli consente di arrivare al cuore della gente con estrema intensità, anche quando, come nel nuovo disco e nel nuovo tour (clicca qui per guardare le foto), la parola d’ordine è “sobrietà”.

Devo ascoltare il nuovo disco di Biagio Antonacci, Sapessi dire no, e cerco di trovare il modo giusto per farlo. Decido di partire da quello che mi viene in mente come prima cosa se penso a Biagio: un Natale di qualche anno fa. La notte del 25, non riuscendo a dormire per i troppi pranzi sullo stomaco e gli orari sballati da lunghe pennichelle, mi sono ritrovata davanti alla tv ad ingannare il tempo e cercare il sonno. Un canale trasmetteva un live di Antonacci. Era in un piccolo teatro all’italiana, probabilmente di provincia, con balconata, stucchi dorati e platea di velluto rosso. Un’atmosfera accogliente dovuta alla location suggestiva e alle persone sporte dai palchetti e raccolte in platea. Sul palco, rigorosamente in legno con tavolacci che davano l’idea di scricchiolare ad ogni passo che li calcasse, solo un pianoforte – mi pare a lato della scena -, una candela e Antonacci con una camicia bianca portata alla sua maniera, fuori dai pantaloni e con qualche bottone slacciato. Senza amplificazione e con pochi strumenti, al centro di tutto c’erano la musica e le parole, che si potevano distinguere nettamente perché non si perdevano nei suoni. Ho così notato quanto i testi cogliessero aspetti delle relazioni umane che viviamo quotidianamente ma che poi restano nell’intimo di ognuno di noi, perché è difficile che abbiano una rappresentazione reale nei testi delle canzoni. In quel momento è nata un’inaspettata ammirazione per questo lato poetico del cantante milanese ed è con questo pensiero nella testa che mi metto in ascolto del nuovo album.

Sapessi dire no è stato definito da Antonacci stesso il disco della maturità – non a caso il fil rouge del titolo è un tema su cui è più facile meditare in età adulta. “Dire no” è un’esperienza faticosa perché «ricca di significati nascosti, non si sviluppa nel suo perentorio suono bensì nel modo in cui viene presentata e detta ai destinatari». Inoltre, non implica solo la maturità di chi la pronuncia, ma anche di chi la “subisce”, perché «sapere dire no a chi si ama è quasi sempre fonte di dolore o mortificazione e mette a repentaglio dinamiche istintive che spesso appartengono alla sfera degli affetti più intimi». Insomma, è «un attimo di profonda crescita che arricchisce sia i fautori che i destinatari di quest’iconica esperienza verbale». La frase che dà il titolo al disco s’incontra in due pezzi, L’evento («l’evento è se adesso io sapessi dire no») e Naturale («naturale sarebbe poter dire no») e in entrambi è connessa al tema della libertà, altra parola ricorrente. Il primo riflette sulla coraggiosa decisione di chiudere la porta in faccia a «una nuova avventura che bussa», appellandosi saggiamente alla necessità di mettere “a tacere l’istinto naturale senza rinnegarlo mai” – cosa che in età giovane sembra un’eresia, ma che con il tempo diventa la scintilla della vera libertà. Il secondo invece si ricollega con una sfumatura diversa alla stessa tematica, partendo dal significato di dovere (“naturale è il dovere senza fatica, naturale sarebbe poter dire no”).

(Clicca in alto a destra per continuare a leggere)

Commenti

Commenti

Condivisioni