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Billie Joe Armstrong parla della sua dipendenza da alcool e farmaci

Billie Joe Armstrong racconta gli episodi che lo hanno portato a riconoscere la sua dipendenza da alcool e farmci fino al mese passato in rehab.

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In un’esclusiva intervista a Rolling Stone Usa, in uscita venerdì ma anticipata dal sito, Il frontman dei Green Day dice finalmente la sua sui recenti problemi di dipendenza da alcool e farmaci che lo hanno costretto a rifugiarsi in una clinica di riabilitazione.

«È iniziato tutto con il tour di 21st Century Breakdown, nel 2009. In quel periodo sono passato attraverso più di un crollo nervoso. Il peggiore però è stato nel 2010, durante un concerto in Peru. Ricordo di aver iniziato una lunga tirata anti-tecnologica, che è culminata con me che gridavo: “Non vedo l’ora che il fottuto Steve Jobs muoia del suo fottuto cancro!”. È stata una cosa davvero stupida, come molte delle cose che ho detto o fatto allora».

Tutto questo è andato avanti fino allo scorso settembre quando, durante il concerto all’ iHeartRadio Festival di Las Vagas, Billie Joe Armstrong ha improvvisamente interrotto l’esecuzione di Basket Case e ha iniziato a gridare insulti verso il pubblico, dicendo «non sono un maledetto Justin Bieber, figli di puttana» e arrivando, in un impeto di rabbia, a distruggere la chitarra sul palco.

«Ricordo solo piccole cose – ha detto Armstrong riguardo all’incidente – la mattina dopo, quando mi sono svegliato ho guardato mia moglie Adrienne e le ho chiesto “quanto è stato brutto?”, e lei ha risposto “è stato brutto”. Allora ho chiamato il mio manager e lui ha detto “devi prendere un aereo, tornare a Oakland e andare in rehab immediatamente”».

Le stesse motivazioni sarebbero alla base della cancellazione improvvisa del concerto che si sarebbe dovuto tenere a Bologna durante l’I-Day Festival proprio pochi giorni prima della scenata di Las Vegas, quando Billie Joe fu improvvisamente ricoverato per un malore.

«In quel momento la mia dipendenza dai farmaci era al massimo. Soprattutto medicine per tenere sotto controllo l’ansia, e poi sonniferi: eravamo costantemente in tour – dal Giappone all’Inghilterra, zigzagando continuamente per il pianeta – e io non riuscivo a dormire. Una quantità di farmaci tale che avevo perso il controllo di quali dovessi prendere e a quali orari. Il mio zaino era talmente pieno di confezioni di pillole che, se lo sollevavi, faceva un rumore tipo il sonaglio di un poppante!»

Sempre secondo l’intervista riportata dal magazine, il mese che il cantante ha passato in rehab e la meditazione lo hanno aiutato ad uscire dalla sua dipendenza. Ora Billie è pronto ad affrontare serenamente l’imminente tour mondiale pianificato dopo la pubblicazione della recente trilogia (erano state annullate tutte le date), che porterà la  punk band di nuovo in Italia per quattro concerti tra maggio e giugno. Sempre che il futuro non ci riservi altre sorprese.

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