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Bono e Zuckerberg vogliono portare Internet nei campi profughi

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Bono e Mark Zuckerberg si sono fatti promotori di un appello per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle Nazioni Unite sul ruolo chiave che potrebbe avere internet nella lotta contro la povertà e le ingiustizie.

Il fondatore di Facebook, in particolare, sabato ha parlato all’ONU, sottolineando come unire tutte le persone attraverso la Rete possa essere un motore di pace e una modalità di promozione dei diritti umani – e si è spinto ad azzardare la necessità di cablare anche i campi in cui sono accolti profughi e rifugiati.

Il cantante degli U2 e il patron del social network più utilizzato – è arrivato ad avere un miliardo di utenti circa un mese fa – hanno messo nero su bianco queste loro convizioni in un editoriale scritto a quattro mani e apparso sul New York Times sempre nella giornata di sabato 26 settembre. I due hanno anche cercato di mobilitare le coscienze delle grandi multinazionali, affinchè si impegnino al loro fianco in questa battaglia.

Zuckerberg ha ammesso che non si tratta di semplice altruismo e che innegabilmente l’estensione dei servizi internet ad un’altra fetta della popolazione mondiale farebbe fare un bel passo avanti ai suoi affari, ma anche ha evidenziato che a beneficiarne sarebbero tutte le parti coinvolte. Purtroppo non è andato oltre e non ha spiegato come realizzerebbe questo progetto.

Ad uscirne con qualche ombra potrebbe essere il cantante irlandese, che da ormai diversi anni si è fatto paladino di numerose cause, destando però le critiche di chi vedrebbe in tutto ciò anche un po’ di opportunismo. E non a tutti i torti, considerato che, come forse pochi sanno, nel 2009 ha acquisito il 2,3% di Facebook: un investimento che gli ha fruttato più che bene e che gli ha permesso di diventare la rockstar più ricca di tutti i tempi, davanti a Paul McCartney e Madonna. C’è chi infatti è riuscito a calcolare che questa mossa gli abbia permesso di guadagnare in questi sei anni molto di più di quanto fatto in tutta la sua pluridecennale carriera di cantante. (fonte: International Business Times)

 

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