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Che cosa ha detto veramente Jovanotti su giovani e lavoro (non pagato)

che cosa ha detto veramente Jovanotti su giovani e lavoro non pagato

Titoloni su ogni media. L’accusa di aver definito utile il lavoro dei giovani quando fatto gratuitamente. E, a un certo punto, un modo di dire «basta» garbato e semplice. Il protagonista è Jovanotti, che si è visto trascinato dai principali giornali italiani in una polemica sterile e, peraltro, ampiamente travisata.

Tutto nasce con alcuni titoli nei quali si dice che Lorenzo avrebbe detto, in un incontro con gli studenti dell’Università di Firenze, di essere favorevole al «lavoro gratis se porta esperienza». Niente di più lontano dalle sue idee, come ha sottolineato in un post su Facebook nel pomeriggio.

Ora va bene tutto, ma io di passare come quello che oggi avrebbe detto che è giusto lavorare gratis non ne ho nessuna intenzione, per il semplice fatto che non l’ho detto e non lo penso…

Posted by Lorenzo Jovanotti Cherubini on Mercoledì 3 giugno 2015

«Viviamo in un mondo dove il lavoro ve lo dovete conquistare, dove non sono le opportunità a venire da voi, ma al contrario dovete voi cercarle», aveva iniziato il suo intervento l’artista, per spiegare come sia cambiata la situazione rispetto a quella di alcune generazioni fa. Poi, dopo una lunga spiegazione a riguardo, ha parlato di sfide: «ogni generazione ha una sua sfida: i nostri nonni hanno ricostruito il Paese, poi c’è stata una generazione che ha fatto un po’ di casini, ora c’è un mondo complesso nel quale ciascuno di voi deve costruirsi il suo spazio».

A una domanda di una studentessa relativa al come trasformare la propria passione in un lavoro, Lorenzo ha risposto che «a differenza di una volta, non c’è più l’idea di studiare qualcosa perché porterà ad avere un lavoro», ma al contrario ci sono più possibilità cercando di fare qualcosa che piace e fa svegliare con felicità al mattino. «Io sono stato fortunato ad avere una sola passione già a 14 anni, perché in questo modo mi sono concentrato solo sulla musica».

Passando poi al passaggio “incriminato” (1 ora e 26 minuti), Jovanotti ha risposto a una domanda nella quale gli si chiedeva come fosse possibile riuscire a lavorare nel mondo della cultura. «A me impressiona vedere all’estero che trasformano ogni cosa misera in una grande e preziosa opportunità. Noi invece siamo un Paese complicato, dove ci vogliamo meno bene di quanto dovremmo», ha spiegato Lorenzo.

«Vi faccio un esempio: ho partecipato ad alcuni grandi festival all’estero. Ho visto tantissimi ragazzi che lavorano e mi sono chiesto “chi li paga?”. Sono volontari, mi dicono, che per tre giorni decidono di fare questa cosa come servizio. E questo anche se non è una cosa di beneficenza: è un’industria con un sacco di marchi e di sponsor. E allora mi chiedo, “ma fanno il lavoro gratis?”. Sì, ma stanno nella musica, fanno un’esperienza. La domanda rimane: accettano di fare un lavoro gratis, che significa? Forse che non è davvero gratis, ma hanno costruito qualcosa dentro di sé. Io da bambino d’estate facevo il cameriere gratis a tutte le sagre: ora non si può, perché ci sono leggi che lo vietano. Oggi si direbbe: è sfruttamento del lavoro minorile. Ma io mi divertivo un sacco, per me era bellissimo. Imparavo un sacco di cose, per esempio a essere gentile con le persone. Quel volontariato per me era una festa. In un certo senso lavoravo nella cultura, perché facevo il cameriere alla sagra della ranocchia», ha concluso con una risata.

Niente polemiche da parte degli studenti dopo, nessuna contestazione. A meno che tale voglia essere definita l’ultima domanda fatta da una ragazza che si è lamentata con Lorenzo (non di Lorenzo) del fatto che ormai si esca dall’università e non si trovi lavoro e chiedendogli quindi se fosse meglio lavorare direttamente dopo le scuole dell’obbligo. «La tragedia è dover chiedere a un cantante questa cosa», ha concluso Jovanotti.

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