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Metal band chiama, Dave Grohl risponde. La lettera scritta per aiutare un gruppo di teenager

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di Laura Ritagliati
Foto di Mathias Marchioni

La rubrica “I Foo Fighters fanno cose buone” continua. L’ultima in ordine di tempo riguarda direttamente Dave Grohl che, dalle pagine social della band, ha pubblicato una lettera scritta in difesa di una band di ragazzini alla quale è stato impedito di suonare, causa intervento del Cornwall Council. Il gruppo in questione si chiama Black Leaves of Envy, è formato da teenager dai 15 ai 17 anni, suona metal e ha base in Cornovaglia, Inghilterra. Dopo una serie di lamentele da parte del vicinato, il consiglio di zona ha imposto loro di abbassare i decibel entro la soglia dei 30-40, che per una band metal equivale a smettere di suonare.

Così i Black Leaves of Envy hanno inviato una richiesta d’aiuto al leader dei Foo Fighters. Zio Dave ha subito preso in mano la situazione e ha scritto una lettera rivolta al Cornwall Council nella quale, oltre a prendere le difese dei ragazzi, sottolinea l’importanza per i giovani di avere un luogo dove coltivare il loro talento musicale.

«Come molti musicisti, anch’io ho incominciato a suonare in un garage. Insieme con i miei amici, ho passato gli anni dell’adolescenza facendo musica e condividendola con gli altri», scrive Grohl in uno dei passi salienti della lettera. «La musica non è solo un passatempo, per i ragazzi è un meraviglioso e creativo sfogo, che fa crescere in loro il senso di comunità necessario per lo sviluppo emotivo e sociale di ciascun individuo. Stiamo parlando di qualcosa di tremendamente importante».

«Per i  Black Leaves of Envy e per tutta la nuova generazione di musicisti chiedo di riconsiderare le restrizioni da voi imposte», conclude il leader dei Foo Fighters. La risposta del consiglio di zona non si è fatta attendere. «Non abbiamo mai intimato ai ragazzi di smettere di suonare, tantomeno di abbassare i decibel sotto la soglia dei 40. Abbiamo proposto di trovare insieme delle soluzioni per ridurre il volume», fanno sapere le istituzioni che concludono con «certamente non vogliamo impedire loro di provare, ma stiamo prendendo in considerazione i punti di vista di entrambe le parti».

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