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Dylan Dog: Il Film

Giacca nera, jeans blu, camicia rossa e ai piedi un paio di Clarks chiare. Se siete aspiranti indagatori dell’incubo attrezzatevi, questa è l’unica divisa che può garantirvi il successo. Edito per la prima volta nell’ottobre del 1986, Dylan Dog esce questo mese in edicola con Piovono rane, albo numero 294, ma soprattutto esordisce al cinema mercoledì 16 con il primo vero adattamento per il grande schermo. Quale miglior occasione per festeggiare il 25° anniversario del personaggio creato da Tiziano Sclavi? Per esempio un’altra, una qualunque, magari meno celebrativa. Il Dylan Dog cinematografico ha poche promesse e molte premesse: 1) il fido assistente anziché Groucho Marx (la cui immagine è protetta da copyright e usarla sarebbe costato uno sproposito) è un certo zombie di nome Marcus; 2) il maggiolone cambia colore e diventa nero (la Disney detiene i diritti della versione bianca, ricordate Herbie?); 3) l’horror si sposta da Londra a New Orleans, dunque niente Craven Road 7, né Scotland Yard e tanti saluti all’ispettore Bloch. A questo punto un vero fan del fumetto sarebbe già posseduto da ogni sorta di demone, figurarsi il suo creatore Tiziano Sclavi che risulta non pervenuto. Proprio Sclavi e l’editore Sergio Bonelli cedettero i diritti cinematografici di Dylan Dog molti anni fa firmando un contratto che li escludeva da qualunque futura decisione al riguardo. Più un peccato che una leggerezza. Mentre il fumetto non risentirà dell’esito del film, i lettori che andranno a vederlo dovranno sperimentare un nuovo orrore, quello del tradimento. Il pregiudizio è legittimo e doveroso almeno quanto essere consapevoli che il Dylan dello schermo non sarà mai lo stesso della vignetta. Nel film, Dylan Dog avrà a che fare con vampiri, licantropi e zombie, tutti mostruosamente di moda purtroppo per non incappare nei temuti cliché del genere, ma infierire sugli americani autori della trasposizione sarebbe ingiusto. La strada intrapresa da questi sventurati – non deludere (troppo) gli accaniti fan europei arruolando al contempo nuovi estimatori oltreoceano – non poteva che essere tortuosa. A fronte di un basso budget, circa 20 milioni di dollari, alto è il numero di compromessi al quale sono dovuti scendere. Tra l’altro, il precedente e primo film diretto dal regista Kevin Munroe non è che deponga particolarmente a suo favore. Il titolo? Non fatevi del male, evitate di leggere l’interno della prossima parentesi (si tratta del film animato in digitale sulle Tararughe Ninja… ecco, l’avete letto, maledizione). Ma Dylan, piuttosto? Non è Rupert Everett, il vero ispiratore dei tratti somatici del personaggio, per sopraggiunti limiti d’età. Brandon Routh (sì, quello che volava con il costume di Superman) ha l’ingrato compito di piacerci per forza, anche se non dovesse mai suonare il clarinetto, dedicarsi alla costruzione di velieri da scrivania a tempo perso o pronunciare, e forse è meglio così, storiche espressioni come “Giuda ballerino”.

 

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