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Esclusiva video | Hate Boss Palm Beach

Sul sito di Onstage l’anteprima esclusiva del nuovo video degli Hate Boss, Palm Beach, singolo tratto dall’album d’esordio della band veneta, Time Of The Sings.

Mattia “Low” Tomasi (voce – basso – synth), Simone “Zacca” Zaccaron (chitarra – synth), Emanuele “Ema” Lombardini (batteria) e Alessandro “Ale” Tomasi (elettronica – synth). Loro sono gli Hate Boss e vengono da quella Conegliano ricca di ispirazione musicale e concerti.

Un’alcova per la musica “buona”. Ed ecco che qui, nella “casa rossa”, il loro project studio, gli Hate Boss raccolgono bassi fatti in casa, chitarre hard rock, batterie di plexiglass, vecchi synth analogici, nuove cianfrusaglie elettroniche, strumenti etnici souvenir di viaggi esotici, pentolame e ogni possibile oggetto che possa creare suoni, dinamiche e vibrazioni.

Ed è così che nasce il loro primo album, Time Of The Signs, chiaro riferimento e omaggio al famoso disco di Prince. La volontà è quella di ispirarsi agli eventi che si susseguono nel mondo nell’ultimo periodo: non un vero e proprio concept album ma comunque un progetto ispirato da un mondo in continua  evoluzione, un percorso artistico che ha come filo conduttore questo nostro “tempo di segni”, che gli Hate Boss porteranno in tour in queste date: il 7 giugno al Zoom Zoom Festival di Noventa Padovana (PD); il 9 giugno al Live Festival di Zero Branco (TV); il 15 giugno al Caffè Margherita di Padova; il 19 luglio al Vicky Rock Festival di Vittorio Veneto (TV); il 28 luglio al Pedepalooza Festival di Pederobba (TV); il 2 agosto al Nuvolari Festival di Cuneo; il 31 agosto all’ Open Air Festival di Trontano (VB); l’ 8 settembre al Bianconiglio di Vittorio Veneto (TV).

Per voi, ci hanno regalato in esclusiva il video della loro Palm Beach, che trovate qui, a fondo pagina.

Prima, leggetevi l’intervista.

Chi sono e da dove vengono gli Hate Boss? Da Conegliano o dall’Europa?

Siamo un gruppo di quattro persone che vengono geograficamente dal profondo nord-est, ma fin dalla prima volta in cui abbiamo suonato insieme abbiamo cercato di allargare i nostri orizzonti. Ci piace pensare che musicalmente non abbiamo confini: il rock losangelino e la techno di Berlino, il pop anglosassone e i ritmi africani. Forse l’Italia ci sta stretta!

Perché avete deciso di mettere su una band e girare il mondo?

Ma è ovvio, per le ragazze!
Scherzi a parte, in realtà è la pura e semplice passione per la musica che ci ha spinto fin qui. Siamo amici (e nel caso di me e Ale anche parenti) da molto tempo, volevamo semplicemente suonare insieme per divertirci, poi le cose si sono evolute e ne è uscito un gruppo vero e proprio!
In ogni caso girare il mondo è un’affermazione azzardata, ma ci stiamo provando! Per il momento abbiamo appena iniziato un piccolo tour italiano, speriamo, un giorno, di poter fare il grande salto, e scoprire quanto sia difficile trasportare strumenti in aereo!

Il vostro album s’intitola Time Of The Signs ed è anche la canzone manifesto del vostro progetto: quali segni racchiude e a quale simbologia fa riferimento?

Nel tempo che stiamo vivendo la simbologia è ovunque, qualsiasi cosa, persona, azione è ormai riconducibile ad un simbolo. Ormai tutto è merce ed è descritto da una sua simbologia, sia essa di marketing, religiosa o scientifica. Volevamo sottolineare questo aspetto, volevamo riflettere sulla necessità dell’uomo di catalogare e descrivere qualsiasi cosa.
Nel pezzo abbiamo in realtà “nascosto” diversi riferimenti, sia nel testo che nella musica, ma ci piace tenerli segreti. Anzi, vi invitiamo a scovarli!

Prince è un vostro riferimento? Avete anche molta elettronica: come miscelate il tutto?

In realtà Prince non è un vero riferimento per il gruppo, ci piace (a me in particolare, Mattia), ma è stato solo la scintilla che ci ha fatto arrivare al titolo del disco. Sign O’ The Times è sicuramente un grande disco pop, e ritornando al discorso di prima ci piaceva l’idea di inserirlo in qualche modo, come simbolo.
Per quanto riguarda il fatto di mescolare vari stili, semplicemente non ce ne preoccupiamo: utilizziamo qualsiasi cosa ci faccia vibrare positivamente. Alle volte è un synth, altre una chitarra. La maggior parte delle volte entrambe le cose.

Siete la “band ufficiale” di #bymyside: come è nato questo progetto e quanto ora è importante il web come riferimento promozionale sia per una band che per una serie?

Il nostro management ci ha avvicinato al progetto #bymyside poco prima che partisse in concomitanza con il nostro disco. La serie è davvero ben fatta, e la scelta di proporla solo sul web è davvero interessante e al passo con i tempi, infatti crediamo molto nella promozione sul web, dove si ha un’interazione diretta con chi ci ascolta. Speriamo però che questa primavera del web sbocci in una rete reale, nel mondo vero, dove c’è davvero bisogno di unità e condivisione.
In ogni caso ci onora essere considerati la “band ufficiale”, anche perchè nel corso delle puntate la colonna sonora si è svelata ricca di progetti di spicco del panorama indipendente italiano.

Che spettacolo portate sul palco?

Tecnicamente non molto: basso, chitarra, batteria, due vecchi synth analogici e un computer. Crediamo molto nel “less is more” da questo punto di vista.
In realtà portiamo sul palco molta energia, suddivisa in parti uguali in rock ed elettronica. Diciamo che proponiamo un bel cocktail esplosivo, vedere per credere!

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