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Farsi Fighi con la musica Vol. #5

Disclosure_Caracal_300CMYK_foto di Simon Emmett

Stanchi di rimanere tagliati fuori dai discorsi degli amici sulle migliori canzoni ascoltate in giro? Stufi di far finta di sapere di che musica si sta parlando? Farsi Fighi è uno spazio per scoprire (forse) prima degli altri brani dei quali (probabilmente) sentirete parlare a breve. E poterne parlare con cognizione di causa. Un appuntamento bisettimanale nel quale vi consiglio una selezione di brani che vi faranno fare bella figura con chiunque vogliate parlarne.

Sinkane,  How We Be (Peaking Lights Dub Mix)
Stufi di ascoltare ammorbanti bangeroni EDM, che tutti, ma proprio tutti, perseguono come Santo Graal del successo? Sinkane, in combutta con gli amici psico pop Peaking Lights, ha forse trovato l’antidoto con massicce dosi di funk e jazz su un pezzo che già era una bomba nella versione originale. Seriamente consigliata vaccinazione di massa.

Bluvertigo, Andiamo a Londra
Il pezzo ha  tutti i crismi per diventare, se ben promozionato, un successo commerciale. La bizzarrìa (o la furbata) è che sembra concepito come una specie di songbook dei migliori Bluvertigo che furono, l’elettronica dance alla Beck di Midnight Vultures, testi filosofici, cenni su vacuità e assurdità del mondo contemporaneo con in più il Morgan trasformista di X Factor che, nel video, diventa un Iggy Pop anni ’70. Il sound è sicuramente aggiornato grazie anche alla collaborazione di Guy Chambers (produttore di Robbie Williams) e Mika, e il risultato è credibile e, tutto sommato, divertente. Pop radical e raffinato che torna a risplendere.

Giuda, Roll the Balls
RtB è un salto di qualità in termini di produzione rispetto al passato in studio dei Giuda. Le coordinate rimangono le stesse: punk sull’asse delle Y, glam su quello delle X,  ogni pezzo DEVE essere un anthem orecchiabile e credibile al tempo stesso. Dopo anni di autoproduzioni rigorosamente in vinile 7”, il matrimonio con la label svedese Burning Hearts genera un primo figlioletto superbamente prodotto, da suonare rigorosamente ad alto volume, adorabile dai molti che  pensano (in tutto il mondo) che il demone che ha fatto vibrare le rock band degli anni ’70 si sia reincarnato in questi quattro ragazzi che amano l’AS Roma e suonano indifferentemente a Parigi, Milano, Londra o negli States. Daje regà.

BlueBeaters, Hungry Heart
E’ vintage e caldo l’ultimo singolo dei Bluebeaters, e dà nuova vita al pezzo che Bruce Springsteen scrisse ispirandosi ai Ramones. Ci piace pensarli sempre così, tutta la vita a divertirsi e a divertire il pubblico con grandi successi pompati come steroidi dal ritmo in levare. Loro, pionieri del rocksteady italiano,  questo fanno. E questo faranno.

Disclosure feat. Lorde, Magnets
Non scopriamo nulla di nuovo, Caracal sarà l’album dell’anno, la celebrazione internazionale per i Disclosure e il pezzo feat. Lorde è quello già oggi di maggior successo in streaming. Un ulteriore solido tassello alla carriera del duo che ha portato nel mondo dell’elettronica anni ’10 i suoni dei club degli anni ’90.

Ought, Men for Miles
Nel 2014 erano nel radar di tutti i critici musicali che fanno scouting. Oggi i 4 canadesi di Montreal escono con un nuovo disco che rinverdisce oggettivamante i fasti del genere indie rock.  In particolare in Men for Miles il loro suono è una stratificazione di moltissimi mondi e ascoltarli può essere un’operazione complessa per chi ama trovare riferimenti a questo performer o a quella band. Oppure, può essere un’emozione unica.

Lana Del Rey, Salvatore
Piacerà molto all’estero, con tutti quegli echi all’Italia anni ’60, cinematica e romantica. Perfetta come colonna sonora di uno spot di Dolce e Gabbana, al primo ascolto Salvatore mi ha fatto sorridere, per la rima baciata Salvatore/Ciao Amore sussurrata da Lana. Ma poi, a ben ascoltare, è forse il pezzo meno pretenzioso del nuovo disco. E merita almeno due play consecutivi.

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