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Zucchero ospite a Sanremo: «Presentarmi in gara? Perderei»

Sarà la prima volta da super ospite al Festival di Sanremo per Zucchero, che vanta quattro partecipazioni all’attivo alla nota kermesse canora, l’ultima delle quali risale addirittura al 1986 con il brano Canzone triste (classificatosi penultimo). Non è un ‘rapporto’ felice quello tra il cantautore e il Festival, ma il ruolo di potrebbe spostare tutto su un piano diverso, anche se – in conferenza stampa – l’artista ripercorre i numerosi ‘momenti no’. Ricorda anche le 10 date che – tra maggio e settembre – riempiranno l’Arena di Verona, per un totale di più di 80 concerti in tutto il mondo nel 2017 per il Black Cat World Tour.

UNA STORIA DI AMORE E ODIO
«Avevo già cannato due Festival, nell’82 e nell’83, poi arrivai a Sanremo con Donne» ricorda Sugar. «Nonostante cercassi di farmi notare, passavo inosservato, quindi in realtà la casa discografica non voleva mandarmi al Festival nel 1985. Mi disse ‘Basta, hai rotto il ca**o’. Alla fine mi portò Ravera, andò dalla mia label e disse, nel suo solito modo, che mi ci avrebbe portato. Chiese loro di sostenermi, perché mi reputava forte. Per farla breve, mi presentai con Donne. Arrivai penultimo, tutti scappavano, evitavano il mio sguardo, li avevo delusi. La sera mi ritrovai con mia moglie, che avevo appena sposato, in un albergo ad Arma di Taggia, triste come un calzino. Siamo andati a letto. Questo è il ricordo del mio Sanremo». Non bello, ma di acqua ne è passata sotto i ponti da allora. «Come mi sento adesso? Benissimo. Non ho ancora visto il teatro, ma tutto sembra rimasto uguale: i camerini, il backstage… Sanremo, grazie a Dio, non si è omologato».

I GIOVANI E I TALENT
Ad essere fin troppo omologate, invece, secondo Zucchero sono alcune dinamiche del mercato discografico odierne. «Che Dio benedica i giovani, proprio con tutto il cuore. In questi ultimi anni, da un po’ di tempo, purtroppo non ci sono più grandi occasioni, come le manifestazioni televisive a cui si può partecipare per presentare il proprio progetto. Una volta c’erano il Festivalbar, un Disco per l’Estate, la Gondola di Venezia, Sanremo ovviamente. Non è vero però che sono contro i talent. Posso non essere d’accordo con il modo in cui tirano su questi ragazzi e con cui li omologano. Non ho nulla contro i giovani. Qualcuno magari sarà più talentuoso di un altro, ma Dio li benedica tutti».

LA COMPETIZIONE
«Io in gara al festival? Perderei sicuramente. Vi racconto una cosa: io e Vasco siamo amici da sempre, abbiamo anche avuto la stessa ragazza nello stesso periodo (ride, ndr). Lui come me evita le gare, perché tanto perdiamo… Sono meccanismi diversi, il Festival di Sanremo è una bestia completamente a sé. Non ha niente a che fare col music business, è lo specchio dell’Italia. In senso positivo però, nel senso di dare fiducia e speranza, con canzoni che parlano di amore e di vogliamoci bene. Se mi presento qui con una canzone come Partigiano Reggiano, mi danno gli schiaffi» ha raccontato il bluesman.

STRANI MECCANISMI
«Non è facile votare una canzone dopo averla sentita una o due volte, come dicevo i meccanismi sono strani» commenta ancora. Magari il voto va a un cantante visto in televisione, e non ad un altro che hai visto di meno. Altri vanno sui giornaletti insieme alla fidanzata, poi ci vanno perché la lasciano… Chi vota guarda anche quelle cose lì, non tutti grazie a Dio. Si dà la propria preferenza al nome conosciuto, quello visto di più, più che all’interpretazione o alla canzone. Se ci fosse la possibilità, cambiando ovviamente lo stile del Festival, bisognerebbe presentarlo e un mese dopo votare i pezzi. Non sarebbe più Sanremo, però».

CON IL FESTIVAL SIAMO PARI
Sulla sua presenza di quest’anno ammette: «Sono diversi anni che mi chiedono di venire, ma o non c’ero o non me la sentivo, perché in effetti c’ero rimasto male. Poi riflettendoci, anche grazie all’amicizia con Carlo Conti, ho pensato ‘Ho dato più io al Festival o ha dato più il Festival a me?’. Io ho dato al Festival le mie canzoni e quelle scritte da me per altri artisti. Come Luce composta con Elisa, che vinse, e Di sole e d’azzurro di Giorgia in gara nello stesso anno. Poi c’è stato l’anno in cui ho forzato la Caselli a presentare Andrea Bocelli, gli scrissi il brano e produssi in disco. Ha vinto nei Giovani e l’anno dopo tornò tra i Big con Con te partirò, che non voleva cantare. Sono stato una notte in piedi fino alle 5 di mattina a convincerlo, perché a lui non piaceva. Quindi, in fin dei conti, io e il Festival siamo pari».

IL BLACK CAT TOUR
Un’ultima parola Zucchero la riserva al suo tour. «Gli ospiti non puoi presentarli prima, magari qualcuno è libero, qualcuno non può venire. Se vuoi un artista americano devi aspettare che torni in Europa… Non è una cosa facilmente pianificabile, però all’ultimo momento può sempre capitare di riuscire a portarsi “tre bestie”, come i tre musicisti che porterò sul palco dell’Ariston, Tomoyasu Hotel, Chris Stainbton e Queen Cora Dunham».

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