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Gianluca Grignani: «So di essere umorale e “battistiano”, ma sono vero. Sono rock 2.0»

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di Silvia Marchetti
Foto di Francesca Dall'Olio

Si intitola Una strada in mezzo al cielo ed è il nuovo album con cui Gianluca Grignani celebra i suoi 20 anni di carriera. Il disco, in uscita il 6 maggio, è un unplugged semiacustico che contiene i suoi più grandi successi, brani che lo hanno reso uno degli artisti rock più amati e discussi in Italia. Tra le 17 tracce del nuovo progetto spiccano la titletrack (l’unico inedito) e molti dei pezzi dei primi album del cantautore milanese (Destinazione Paradiso e La fabbrica di plastica) riarrangiati per l’occasione. Tra splendidi duetti con amici e colleghi (da Elisa a Ligabue, da Luca Carboni a Max Pezzali, passando per Carmen Consoli e Federico Zampaglione), Grignani è pronto a far festa anche dal vivo, annunciando due concerti a Milano e Roma.

Chi è Gianluca Grignani oggi? Sono il Rock 2.0. L’uomo e l’artista sono oggi due aspetti in me inscindibili. Ci ho messo 20 anni per rendermi conto di chi sono veramente e per liberarmi di certe cose. Sono ancora quel ragazzo che si è presentato al Festival di Sanremo e che, mentre scendeva le scale dell’Ariston, aveva già capito di non essere uno showman o uno da televisione e copertine. Voglio solo fare la mia musica, quella che piace a me, senza compromessi. Un amico mi ha detto: “Sei il numero uno, ma sei ingestibile”. Questa frase mi ha fatto soffrire tantissimo. Credo di essere una persona precisa e preparata, uno che studia tanto, un perfezionista nel mio lavoro. So di essere umorale. Il mio atteggiamento è battistiano. Ma sono vero. Sono così. Nel bene e nel male.

Cosa ti fa più soffrire? Mi fanno male le persone che si reputano amiche e poi ti voltano la faccia, che si prendono meriti che non hanno o che ti ostacolano. Da qualche mese, per fortuna, mi sono liberato del mio vecchio staff, di una persona in particolare che mi ha rovinato la vita, che ha fatto solo danni, che non mi ha mai permesso di parlare apertamente e di dire come la penso. Oggi dico basta! Sono salito sul palco del concerto del Primo Maggio proprio per liberarmi e per dire finalmente ciò che mi pare, senza censure.

A proposito di libertà, cosa ne pensi della decisione di Fedez di uscire dalla Siae? Ma Fedez sa cosa è la Siae? Forse sa più cosa sono i soldi! Che faccia lui la Siae, visto che ormai fa di tutto, il reppettaro, il produttore discografico, il modello…(ride, ndr).

Torniamo al tuo disco: qual è la strada in mezzo al cielo di cui parli? Una strada in mezzo al cielo è il brano che dà il titolo al mio nuovo album ma è anche il racconto del mio viaggio ventennale e caotico nella musica e nella vita. Parla di me, del mio percorso verso la piena libertà artistica e personale, parla di mia moglie e dei miei quattro figli. Il testo è ricco di parole semplici, che arrivano facilmente alla gente, ma più profonde di quello che sembrano. Un regalo per le persone che mi hanno sempre aiutato e supportato, in particolare a Francesca, che amo alla follia. A lei dedico questo brano e il video che lo accompagnerà, in cui si vedranno le bellissime foto che ha scattato negli anni (la moglie è una nota fotografa, ndr). Le farò questa sorpresa. Perché lei ha dato un senso alla mia vita. È lei la mia strada in mezzo al cielo e alle stelle. Vedi? Ecco perché dico di essere Rock 2.0: l’uomo e l’artista vanno sempre di pari passo. È più forte di me.

Nel nuovo album spiccano alcuni duetti, come quello con Ligabue. Da Luciano ho imparato tanto negli ultimi tempi. Mi ha insegnato cosa è il metodo, a lavorare con precisione e organizzazione. Nel disco canta una sola strofa di La Fabbrica di plastica, la più adatta alle sue corde e alla sua personalità. È perfetto.

Poi ci sono anche Carmen Consoli, Luca Carboni, Elisa… Con Carmen, la cantantessa, ho un’intesa incredibile. Tra noi c’è proprio chimica, un feeling pazzesco. Le ho proposto di fare anche un album acustico insieme. Chissà. Luca, invece, è la persona che ho frequentato meno negli anni, ho avuto l’onore di conoscerlo più profondamente solo di recente. Trovo che la sua interpretazione di Falco a metà sia strepitosa. Ha reso il brano ancor più magico e bello rispetto all’originale. Il pathos che ci ha messo, forse io non l’ho mai avuto.

Quando ti vedremo nuovamente in concerto? Ci saranno due date live speciali a fine anno. Il 1 dicembre all’Alcatraz di Milano, il 3 dicembre all’Atlantico di Roma. Anticipo che sarò accompagnato dalla band, con musicisti strepitosi e di livello internazionale. Non mancheranno amici e ospiti che duetteranno con me sul palco. Farò uscire la mia parte più umana. Voglio proprio vedere cosa succederà. Sarà una grande festa rock 2.0!

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