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Glastonbury, solidarietà al Mali: Rokia Traorè è il primo artista annunciato

La cantante del Mali Rokia Traoré è il primo artista annunciato per la lineup di Glastonbury 2013. Gli organizzatori del celebre festival hanno deciso in questo modo di esprimere solidarietà al paese africano. 

In questi giorni il Mali è salito alla ribalta delle cronache a causa della guerra in corso. Nel caos dovuto al conflitto, non ha avuto molto risalto un fatto gravissimo: nel nord del paese, le autorità islamiste hanno proibito la musica. Sembra impossibile, ma le cose stanno esattamente così. Lo stato che ha dato i natali ad artisti importanti (anche in Occidente) come Ali Farka Tourè e Tinariwen e che rappresenta uno dei terreni più fertili in campo musicale di tutta l’Africa è in questo momento vittima di un’imposizione assurda. Tra i primi a reagire a questo crimine, gli organizzatori di Glastonbury – il più prestigioso festival del mondo occidentale – hanno deciso di dare un segnale forte, di esprimere solidarietà a tutti i maliani, artisti e non. E così hanno annunciato Rokia Traoré, come primo artista dell’edizione 2013.

La cantante, con la sua band, aprirà ogni giorno il Pyramid Stage, ovvero il palco principale di Glasto. Ma non solo, in altre zone dell’area che ospita l’evento, la presenza di musicisti maliani sarà massiccia. «Abbiamo una lunga tradizione di africani ospiti del festival – ha dichiarato Emily Evis, moglie del fondatore Michael – e vista l’attuale situazione del Mali ci è sembrato particolarmente importante dare un segnale forte di solidarietà. Non vogliamo immischiarci nelle cose della politica, ma sosterremo con tutta la nostra forza la musica e gli artisti».

Rokia Traoré è un’artista molto importante nel panoramo africano ed è già stata ospite di Glastonbury nel 2009. «Quello che sta succedendo in Mali è una tragedia, anche se gli ultimi eventi lasciano accesa la nostra speranza» ha detto lei riferendosi all’intervento delle truppe francesi nel conflitto interno. «La musica è una parte molto importante della nostra cultura. È sempre stata un modo per legare i differenti gruppi etnici che vivono nel paese. Siamo molto grati a Glastonbury per aver aumentato l’attenzione sul nostro problema invitandomi al festival».

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