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Gli Afterhours tornano con Folfiri o Folfox: «Un grido di dolore per celebrare la rinascita»

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di Silvia Marchetti
Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi

Quattro anni dopo Padania, gli Afterhours pubblicano un nuovo doppio album, in uscita il 10 giugno per Universal Music. Folfiri o Folfox – questo il titolo del progetto della storica band indie rock – potrebbe sembrare uno sciocco scioglilingua, ma in realtà fa riferimento a due trattamenti chemioterapici e ad esperienze negative che hanno toccato da vicino Manuel Agnelli.  Diciotto canzoni, in bilico tra morte e vita, rabbia e riscatto, per eliminare le tossine del dolore e ripartire con maggiore serenità. Abbiamo incontrato il gruppo a Milano, per parlare del nuovo album, del tour estivo e di X Factor 2016, talent che vedrà Manuel alle prese con l’inedito ruolo di giudice.

FOLFIRI O FOLFOX, L’ALBUM PIÚ INTIMO E SENTITO DEGLI AFTERHOURS
«Facciamo un disco solo se abbiamo qualcosa da dire. E Folfiri o Folfox è un album pregno, a tratti ostico, sicuramente il più personale e sentito di tutto il nostro repertorio. Ci tocca davvero in maniera profonda  – spiega Manuel Agnelli – Racconta la nostra storia, la mia in particolare. Recentemente ho perso mio padre a causa di un tumore. Era da poco ridiventato il mio migliore amico. L’ultimo periodo è stato dunque pesante, pieno di cambiamenti, a volte naturali, a volte laceranti. Parlandone con il resto del gruppo, mi sono accorto che stavamo tutti passando attraverso uno sconvolgimento. Ognuno a modo suo. Così è arrivato questo disco, sulla morte e sulla vita, sulla malattia e sulla cura, sulle domande senza risposta. Diciotto canzoni calde, sincere, energiche. Un grido di dolore per celebrare una rinascita. Un porto, un punto di arrivo da dove ricomincia tutto. Perché voglio essere felice. E non me ne frega un cazzo se è la cosa più banale del mondo».

LE CANZONI, TRA NUOVA SCRITTURA E SPERIMENTAZIONE MUSICALE
«I due nuovi innesti nella band (Stefano Pilia, chitarrista dei Massimo Volume, e Fabio Rondanini, batterista dei Calibro 35, ndr) hanno generato una grande energia, un circolo virtuoso che ci ha portato a cambiare sonorità, arrangiamenti e tipo di scrittura dei testi – commenta il cantante degli Afterhours – Ci siamo spinti abbastanza in là, tra sperimentazione sonora e ricerca di una forma canzone diversa da quella che ci appartiene. Io stesso sono tornato a comunicare in maniera più sciolta, diretta, scoperta. Mi sono messo a nudo e credo di aver contagiato tutta la band. Folfiri o Folfox è un album più caldo di Padania, nato partendo dalle musiche per poi completarsi, in circa due anni di lavoro, con testi oscuri e toccanti».

UN DISCO DI AUTONALISI E VULNERABILITÁ
«Mi sono ritrovato bambino a 50 anni. Vulnerabile, fragile, spaventato. Colpito dagli eventi, travolto dalla perdita di un genitore e di un amico – confessa Agnelli – Credo che questo disco, dal titolo molto forte, così come la musica in generale, dia la possibilità di sublimare ciò che ti accade. Comporre e suonare canzoni è una forma di autoanalisi per espellere il marcio che hai dentro. In alcune tracce di Folfiri o Folfox nomino Dio. In realtà sono ateo. Lo chiamo in causa per sottolinearne l’assenza. La figura di Dio è la razionalizzazione del passaggio di energia. Nominarlo nei testi è come uno sfogo, è ricerca non religiosa, ma personale».

MANUEL AGNELLI, TRA ROCK E X FACTOR
«La musica è sempre la trasposizione della società – precisa Manuel  – Negli ultimi anni ci siamo imborghesiti. Negli anni Sessanta i musicisti avevano ancora il coraggio di sperimentare, di stare in mezzo alla gente e di sporcarsi le mani. Oggi non è più così. Siamo viziati, pigri, chiusi in casa dietro lo schermo di un computer o di uno smartphone, senza possibilità di avere uno scambio reale con le persone. E poi vedo tanti giovani musicisti bravi ma troppo precisi. Non ci sono più i freaks, i folli, i veri alternativi. Viviamo una situazione molto pallosa. Siamo una generazione che non ha combinato un cazzo. Non dobbiamo aspettare che qualcuno faccia la rivoluzione al posto nostro per poi buttarcisi dentro. Bisogna agire, sporcarsi le mani, anche avere il coraggio di essere piccoli. Il compito di chi fa rock è quello di portare la propria visione estetica e della vita tra la gente. Gli Afterhours non pubblicano album per compiacere se stessi e tenerli per sé, ma per arrivare alla gente e portare determinati temi. Perché andare in televisione e a X Factor? Per ribadire anche questo concetto. Per raggiungere il grande pubblico. Hanno avuto le palle di chiedermelo e io sono felice di aver accettato. Mi prendo il rischio di andare a fare la scimmietta in gabbia».

AFTERHOURS, UN’ESTATE IN TOUR
Nonostante gli impegni televisivi, Manuel Agnelli sarà in tour con il resto del gruppo da inizio luglio a metà agosto. Si parte l’8 luglio dal Goa Boa Festival a Genova, per poi proseguire ad Avezzano, Milano, Torino, Reggio Emilia, Roma, Treviso, Lignano Sabbiadoro, Tindari e Ragusa. «Durante il tour estivo porteremo sul palco i brani del nuovo album ma anche buona parte del nostro vecchio repertorio. Sarà difficile riuscire a trasmettere live, ad ogni tappa, la stessa intensità espressa in Folfiri o Folfox. Grande, ad esempio, è un pezzo molto istintivo e dunque rischioso dal vivo. Un grido di dolore terapeutico, come lo è, del resto, tutto il disco».

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