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Green Day Billie Joe Armstrong racconta Uno!, Dos! and Tré!

«Stiamo andando verso una cosa che non conosco, non so cosa succederà». Il cantante e chitarrista Billie Joe Armstrong si è lasciato andare nell’intervista rilasciata a Rolling Stone durante una pausa nella sessione di mixaggio del nuovo lavoro. Nello studio californiano dove i Green Day stanno registrano i tre album Uno!Dos! e Tré!, prodotti da Rob Cavallo, Billie ha parlato del momento che sta attraversando la band. «È eccitante e snervante allo stesso tempo – ha ammesso a margine delle session con il bassista Mike Dirnt e il batterista Tré Cool, per le canzoni di Uno!, in uscita il prossimo 25 settembre – ma soprattutto eccitante, più di ogni altra cosa».

Questo è solo l’inizio dell’esclusiva storia contenuta nel nuovo numero della rivista americana, in uscita venerdì 22 giugno. Armstrong ha parlato per più di un’ora, andando nei dettagli della  dei Green Day, del nuovo progetto, e delle canzoni. «Il mio primo contratto con una l’ho firmato quando avevo 20 anni. L’ho fatto perché volevo vivere di questo per il resto della mia vita, coltivavo il sogno di poter fare quello che volevo. Uno!Dos! e Tré! è il frutto di un’idea pazza come quella, nata dal fatto che stavamo lavorando davvero bene».

Ecco la parte iniziale dell’intervista di Rolling Stone.

Cosa pensi che serva ai Green Day American Idiot e 21st Century Breakdown?  Non potevate fare una terza opera punk.
Le persone me lo chiedono in continuazione. Anche mio figlio: «Papà, vorresti tornare a suonare le canzoni come quelle di Dookie (1994) e Kerplunk? (1992)». Amo quei dischi, amo il punk, ci sono cresciuto. Ma ci sono molte band che commettono questo errore, e dicono di tornare alle origini. Noi abbiamo cambiato il nostro suono, verso qualcosa che stia tra gli AC/DC e i primi Beatles.

C’è una differente intensità dentro questa trilogia.
I nostri ultimi due album sono stati due dischi registrati e pensati in studio. Questo, invece, lo abbiamo costruito insieme, giorno per giorno, tutti insieme in una jam, come fossimo una garage band.

Quando avete realizzato di avere tre album dentro uno solo?
Le canzoni sono semplicemente uscite. Poi, ci siamo chiesti, «Perché non fare un doppio album?». «No, ci siamo detti, è troppo per la discografia attuale. Poi sono venute altre canzoni, e un giorno all’improvviso  ho pensato a Van Halen III and III: e se facessimo Green Day III and III con le nostre facce in copertina?».

Una delle canzoni di Dos!, Fuck Time, mi ricorda un aneddoto che mi raccontasti quando ci fu la prima della versione teatrale di American Idiot a Broadway.
Un ragazzo del cast, Theo Stockman, ha iniziato a soprannominarsi “The King of Fuck”. Poi, è diventato un rito: ogni volta primo dello show, i ragazzi si abbracciavano, mettevano le loro mani in mezzo e dicevano: « One, two, three, it’s fuck time!». Così, ho scritto questa canzone e l’abbiamo suonata in club di New York, in un concerto del nostro side project Foxboro Hot Tubs e al pubblico piaceva. Molto. Così abbiamo pensato: è molto bella, perché lasciarla ai nostri alterego? (Clicca la freccia in basso destra per continuare a leggere l’intervista)

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