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Come guadagnano i musicisti? Ecco la lista, dal download agli sponsor

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Dopo la diatriba tra Thom Yorke e Spotify, Il Guardian ha pubblicato una lista delle fonti che portano guadagno ai musicisti, per capire meglio come funzionano le cose.

Anche Thom Yorke è in polemica con Spotify. Il leader dei Radiohead ha deciso di togliere dal catalogo del noto servizio di streaming le canzoni del suo primo disco solista The Eraser e quelle del progetto parallelo Atoms For Peace, proprio in questi giorni in tour in Italia. La decisione, presa in comune accordo con il produttore Nigel Godrich, è stata presa per via delle cifre molto basse che vengono riconosciute agli artisti emergenti. «I giovani musicisti – ha scritto Yorke su Twitter – non vengono pagati su Spotify, mentre gli azionisti fanno profitti».

Dal canto suo l’azienda svedese ha prontamente risposto con un comunicato in cui afferma che entro la fine dell’anno pagherà un miliardo di dollari agli artisti che hanno messo le loro canzoni a disposizione: «Noi siamo al cento per cento impegnati a rendere Spotify un servizio vicino alle esigenze degli artisti».

I commenti si dividono tra chi parteggia per Yorke, sostenendo che l’azienda manchi di trasparenza e versi meno di un centesimo per ogni ascolto di un brano (ma dipende dal potere contrattuale dell’artista con gli intermediari, vedi l’etichetta discografica, e a cui il servizio paga le royalties), e chi invece prende le difese di Spotify, argomentando che in confronto a società già affermate come iTunes, Amazon e YouTube, quella svedese è ancora giovane e in fase di affermazione e per poter retribuire meglio ha necessità che cresca il suo bacino di utenza.

Ma quanto pesa il contributo dei servizi di streaming? Il Guardian ha pubblicato un resoconto delle fonti di guadagno per i musicisti, ripreso anche da Internazionale, comprensivo delle stime economiche. Bisogna però considerare si riferisce a gruppi già affermati e anche piuttosto grandi, mentre il discorso di Yorke fa esplicitamente riferimento agli artisti emergenti, che sono molto lontani da queste cifre specie per quanto riguarda gli ingaggi dei concerti. Un’altra considerazione da fare è relativa alla situazione italiana, per cui sarà molto difficile per una band nostrana finire nella colonna sonora di un blockbuster hollywoodiano o in una pubblicità.

Cd e download. A seconda del prezzo al negozio e se la casa discografica è rientrata dall’investimento iniziale, la cifra guadagnata per ogni cd venduto è tra 1,17 euro a 1 euro e da 11 a 16 centesimi di euro per il download di una singola canzone. All’autore vanno 92 centesimi per il disco, e meno di un centesimo per il download di una singola canzone.

Radio. Un passaggio su Bbc radio 2 fa guadagnare all’autore circa 68 euro. E una cifra equivalente sarà divisa tra i musicisti e la casa discografica.

Concerti. I live possono far guadagnare agli artisti che si esibiscono dagli 86mila euro ai 2 milioni e 300mila euro se si tratta di artisti famosi, ma il discorso cambia notevolmente per la band medio-piccole

Tv. Se usata come sigla di un programma televisivo, una canzone può far guadagnare 40mila sterline da dividere tra i musicisti e la casa discografica.

Film di Hollywood. Fino a 115mila euro, per un brano che viene usato come colonna sonora di un film. Da dividere comunque tra artista e casa discografica.

Pubblicità. Tra i 300mila e 460mila euro per una canzone originale concessa per un periodo limitato di tempo a una campagna pubblicitaria. Di solito questa cifra raddoppia se l’uso del brano è esclusivo.

Sponsorizzazione di un prodotto. Per qualsiasi cosa, da marchi di abbigliamento a bevande energetiche, gli artisti ricevono dai 460mila euro in su.

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