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Heineken Jammin' Festival 2012 De Luca di Live Nation sul prezzo dei biglietti

I prezzi dei biglietti per l’Heineken Jammin’ Festival sono troppo alti? Sul tema interviene Roberto De Luca, presidente di Live Nation Italia, che organizza l’evento fin dal 1998.

Heineken Jammin' Festival prezzi biglietti De LucaI prezzi dei biglietti per l’Heineken Jammin’ Festival sono troppo alti? Sul tema interviene Roberto De Luca, presidente di Live Nation Italia, che organizza l’evento fin dal 1998. Con lui abbiamo parlato delle particolari esigenze del pubblico italiano, dell’Heineken e della questione biglietti, naturalmente. 

Quattordicesima edizione dell’Heineken Jammin’ Festival. Un caso unico in l’Italia, che ha un antico problema con i festival. Siamo arrivati fin qui perché io ho la testa dura e vado avanti nonostante tutto, e poi perché Heineken continua a credere e investire in questo progetto che ha dato a tutti grandi soddisfazioni. L’Italia è un posto particolare per organizzare un festival, il nostro pubblico è molto diverso da quello danese o tedesco o francese. Prima di tutto preferisce i concerti. Basti pensare ai Coldplay: al Parco San Giuliano, per la prima giornata dell’edizione 2011, c’erano 20.000 persone con sei mesi di promozione alle spalle. Per il concerto di Torino, quest’anno, sono andati esauriti 42.000 biglietti in sei ore diversi mesi prima dello show.

Forse nel caso dei Coldplay ha inciso il fatto che a giugno 2011 non era ancora uscito il nuovo album. Però Chris Martin e compagni hanno fatto numeri pazzeschi lo stesso negli altri paesi, quindi il discorso dell’album regge fino a un certo punto. Il fatto è che gli italiani sono esigenti e amano la comodità. Tornando ai Coldplay, tanti dei 42.000 di Torino hanno comprato un biglietto per la tribuna, cosa che in un festival non è possibile. Poi noi abbiamo la montagna, il mare, la collina, il lago, le città d’arte, il cibo. Siamo abituati bene, abbiamo molte possibilità per il nostro tempo libero. I danesi o gli olandesi non hanno la stessa fortuna, e nemmeno gli inglesi, per questo decidono di passare 2/3 giorni in un festival. E bisogna considerare anche l’aspetto clima, una questione importante per noi. Se piove e c’è il fango in certi posti è quasi meglio – basti pensare a Glastonbury – qui è un problema.

In che modo la scelta di trasferire l’Heineken alla Fiera di Rho si allaccia a questo discorso? Siamo a due passi da Milano, ci si arriva con la metro e il passante ferroviario – entrambe le fermate sono proprio all’ingresso della Fiera. Per chi viene in macchina, l’autostrada e la tangenziale di Milano hanno un’uscita dedicata proprio al polo fieristico. È decisamente comodo da raggiungere.

Però non è un parco! Concordo. Avevo scelto il posto più bello del mondo, cioè il Parco San Giuliano di Mestre. È un luogo di rara bellezza: è grande, verde, sullo sfondo c’è Venezia. Purtroppo non siamo stati fortunati. Essendo una zona lagunare, quando fà molto caldo capitano fenomeni atmosferici come le tempeste, che per due edizioni hanno creato problemi. Detto questo, vale la pena ricordare che molti festival europei, penso al Main Square di Arras, in Francia, si tengono in piazze o comunque lontano dal verde. E poi ricordo che abbiamo allestito Fiera Milano Live in modo da renderla il più accogliente possibile. Per esempio mettendo del prato finto su una superficie in cui possono stare fino a 30.000 persone.

Oltre alla musica, cosa trova il pubblico dell’Heineken dentro Fiera Milano Live? Il motore di un festival deve essere l’intrattenimento, non solo musicale. L’HJF è un insieme di componenti, di cui la musica è quella principale ma non l’unica. Ci sono spazi per fare sport come i campi da pallavolo, ci sono aree in cui rilassarsi e dedicarsi ad altre attività che solitamente non si fanno durante i concerti. Le ragazze possono persino colorarsi le unghie!

In questi mesi si parla molto del prezzo dei biglietti. Una giornata all’Heineken costa 55 euro più diritti di prevendita. Io sostengo che il biglietto dovrebbe essere più caro. Noi non entriamo in un campo da calcio con qualche maglietta e qualche pantaloncino. Ci entriamo con 30 camion. Quanto costa il  biglietto per un concerto, per esempio, dei Red Hot Chili Peppers,? Molto di più. In un mondo ideale sarebbe bello avere un biglietto 20 Euro, ma in quello reale non è possibile. Credo che il prezzo che abbiamo fatto sia basso, considerando i costi, e siamo comunque più bassi degli altri festival europei. Non dimentichiamo che l’offerta musicale si basa su artisti che hanno ingaggi molto alti.

Quindi è diversa la gestione di una band tra un tour e un festival? Cambia in termini di produzione, perché non hanno la loro, e in termini di compensi, che sono più alti. Mentre per un concerto l’ingaggio scaturisce da moltiplicazioni, divisioni e sottrazioni di costi, in un festival ci sono da considerare gli sponsor, il food and beverage, i campeggi e altre cose. L’artista considera tutto questo e fa un prezzo. Se accetti bene, se no arrivederci. Anche perché hanno molte richieste nello stesso periodo, quindi ci sono logiche concorrenziali da considerare.

Tornando alla questione biglietto, non possiamo non considerare la crisi. In Italia, e non solo, c’è una contrazione dei consumi spaventosa. La spesa degli italiani per l’entertainment nel 2011, rispetto al 2010, è aumentata di circa il 2%. Significa che l’anno scorso la gente non voleva solo farsi massacrare dalle notizie negative che diffondono i media. Per cui anche in tempi di crisi, l’italiano ha trovato il modo di andare a divertirsi. Magari non aveva 1.500 euro per una vacanza, ma 60 per un concerto si. Quest’anno però le cose stanno cambiando. Oltre a mancare i denari, c’è anche molta paura, è una questione psicologica. Lo dico sempre ai giornalisti. Se continuano a passare solo messaggi negativi, la gente è condizionata. Se dicono che i biglietti sono troppo cari, il pubblico si convince di questo anche se non è vero. Ma del resto oggi è più facile vendere la coltellata che il bacio. Non dimentichiamoci che questo è un settore che da lavoro. Solo per il concerto di Madonna qui a Milano ho avuto 1450 lavoratori, tutti pagati – tanto o poco che sia – e in regola.

Ma quindi cosa si aspetta Live Nation dall’Heineken Jammin’ Festival 2012? Un buon risultato nonostante tutti i problemi di cui abbiamo parlato. Ci aspettiamo 100.000 presenze in tre giorni, che sono tantissime visti i tempi che corrono. E poi che la gente esca soddisfatta. Con band come Red Hot Chili Peppers, Prodigy e Cure, e poi Noel Gallagher, gli Evanescence e tutti gli altri, più il resto dell’offerta entertainment, non ho dubbi che accada.

(L’intervista è tratta dalla “Guida al festival” che Onstage ha curato e che verrà distribuita al pubblico di Fiera Milano Live in occasione delle tre giornate dell’Heineken Jammin’ Festival).

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