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Il rumore dei baci a vuoto Luciano Ligabue

Dopo le grandi esperienze con il romanzo prima (Fuori e dentro il borgo, La neve se ne frega) e con la poesia poi (Lettere d’amore nel frigo), Ligabue pubblica una nuova raccolta di racconti: Il rumore dei baci a vuoto.

Dopo le grandi esperienze con il romanzo prima (Fuori e dentro il borgo, La neve se ne frega) e con la poesia poi (Lettere d’amore nel frigo), Ligabue pubblica una raccolta di racconti. Una voce distante dal rocker e dal cantante che, insicuro verso la narrativa, riconduceva la canzone allo spazio della prosa e della poesia. «Questi sono racconti che ho scritto negli ultimi due/tre anni – ha detto Luciano intervistato da Fazio a Che tempo che fa – scrivo per il gusto di farlo, e mi piace pensare che lo si legga». Il risultato è un libro carico di emozioni, profili tratteggiati a matita che rimangono, però, impressi negli occhi del lettore.
Ci sono due ragazzini che sfidano il mistero di una casa in apparenza abbandonata per scoprire se esiste davvero il matto del paese, Bedini, con un finale a sorpresa. È solo un particolare della collana intrecciata da Luciano, perché Il rumore dei baci a vuoto – titolo che riprende il settimo dei tredici racconti e si rifà al tipico modo di richiamare i gatti domestici – propone anche un’interessante riflessione sui rapporti nelle coppie e nelle famiglie, come nel racconto d’apertura, in cui un cane – preso di mira dalla sfiga – rischia di far saltare un rapporto matrimoniale.
Ligabue, al contrario di quello che tradizionalmente si associa alla figura del rocker, non ha avuto una vita disastrosa, anzi la sua esistenza è stata serena grazie a una famiglia unita, persone fantastiche che hanno vissuto insieme con molto amore. Luciano ha preso coscienza solo molto tempo dopo, da adulto, che l’Amore non sempre è un tratto che rimane, provandolo anche sulla sua pelle. Ed ecco allora due racconti come Lo vuole vedere e Pioggia di stelle, ispirati ai suoi genitori, e all’amore che li ha legati. Anche la scrittura ha beneficiato della crescita narrativa di Luciano, che ha messo in pratica l’insegnamento di un altro grande scrittore di Correggio, Pier Vittorio Tondelli: «Per dieci anni ho cercato di scrivere canzoni, come De Gregori e Guccini: c’ho messo tanto tempo per rendermi conto di quali baggianate avessi prodotto. Ho dovuto avere un’illuminazione, grazie a Tondelli: mi ha insegnato semplicemente che se posi lo sguardo su una cosa, per quanto anonima sia, e la racconti con l’affetto e il tuo punto di vista, prende vita. Lui faceva lo stesso, raccontava di personaggi e angoli del nostro paese che per me erano anonimi e nel momento in cui li vedevo nel suo libro, prendevano vita. Lì, ho pensato: è questo che deve fare uno come me».

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