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J-Ax vittima di bullismo, lo racconta nella sua autobiografia

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In attesa di svelare ai fan la sua autobiografia J-Ax ha pubblicato su Facebook un lungo estratto, in cui racconta la sua vita di adolescente di provincia, vessato dai coetanei. Sul tema del bullismo il rapper è intervenuto anche di recente, sempre tramite i suoi social, per testimoniare ai ragazzi in generale e, in particolare, a chi ne fosse vittima, che ad essere vincenti nella vita non sono queste persone, dalle quali non bisogna lasciarsi portare via il sorriso e la voglia di vivere. Ecco il passaggio di Imperfetta forma – che sarà presentata a Lucca Comics And Games – in cui parla di questo momento così difficile e delicato della sua giovinezza:

«Le medie, per me, alla Enrico Fermi di Sesto Ulteriano, sono state un piccolo riformatorio. Non giravano droghe, ma era un pestaggio continuo.
Perché in quelle zone non riuscivo proprio a farmi capire.
Civesio era strutturato come un quartiere residenziale americano, come i suburbs intorno a Los Angeles. C’erano le villette con il giardino, quelle in cui il sabato lavi la macchina che poi parcheggi sul selciato o nel garage. Ci vivevano famiglie da pubblicità dei biscotti, con il figlio adolescente che va col papà in un concessionario Cagiva a discutere quale moto dovrà prendere quando passerà la seconda superiore. Ma c’erano anche quelli che risiedevano dentro le cascine con le bestie.

Io abitavo in affitto in sessanta metri quadri in una palazzina costruita alla fine degli anni Settanta. Il classico edificio costruito per venire incontro alle capacità economiche delle persone che mandano in vacanza i figli all’oratorio.
Civesio era un paesino piccolo, ma aveva la stessa sorveglianza che ha Londra oggi, senza però spendere nulla. Al posto delle telecamere della capitale inglese, per controllare tutto quello che succedeva bastavano le mamme, le zie, le signore anziane senza nessun grado di parentela che ti osservavano dalle finestre e andavano a raccontare tutto ai tuoi genitori.

Oggi il paese è cambiato, dopo la costruzione dell’uscita della tangenziale si vive praticamente come a Milano, ma ai tempi lì, come nella provincia americana, i ragazzi che dominavano appartenevano a due classi sociali divise dagli zeri sul conto in banca, ma unite dalla prevaricazione verso i più deboli: i redneck che venivano dalle cascine di estrazione contadina e i jock delle villette, figli della nuova ricchezza rampante dell’era craxiana. Erano ragazzi duri, abituati a vivere in campagna e a farsi i cazzi loro, a gestirsi il loro tempo senza gli adulti, sempre in giro da soli fin da piccoli. Erano ragazzi in forma, perché lo sport più praticato a Civesio era il bullismo. E io sono sempre stato il loro allenamento preferito.

C’era davvero poco da fare da quelle parti se non prendere di mira uno e tormentarlo.
Per questo stavo per lo più chiuso in casa. Era il mio unico rifugio. Nascosto nella mia cameretta, protetto dalle sue mura, nacque la mia passione per il mondo nerd. Perché l’unico modo per fuggire dai bulli era scappare in luoghi in cui non mi potevano raggiungere, come il mio computer o i film di fantascienza e fantasy che loro non potevano capire.
Star Wars, Indiana Jones e i Goonies divennero un’ossessione per me. Lo sono ancora oggi, mi accompagnano nella mia vita non solo sotto forma di poster, ma anche come bussola morale.

Ogni questione filosofica e politica, secondo me, può essere analizzata attraverso i primi tre episodi di Star Wars. Ovviamente parlo della trilogia originale, il resto facciamo finta non sia mai successo. Ogni volta che mi trovo davanti a un bivio, o quando devo fare una scelta importante che potrebbe cambiarmi la vita, penso sempre se lasciarmi guidare dalla parte «buona» della Forza, o dalla parte «oscura».
In realtà ancora non ho deciso da che parte stare. Perché quelli dell’Alleanza Ribelle hanno tutte le ragioni del mondo, ma vogliamo discutere di quanto siano più fighi dalle parti dell’Impero Galattico? Tutta quella pelle nera, gli elmetti, gli stivali. Mi sembra chiaro che il Lato Oscuro sia in grado di produrre stylist migliori.

Da ragazzino sognavo da sveglio di fare parte di questi mondi.
Perché mentre volavo a bordo del Millennium Falcon su Tatooine nessuno mi diceva, come accadeva fra le strade di Civesio, che avevo dei capelli da ricchione, o che indossavo magliette da terrone.
Io ero pavido. Pigro. Mi avevano fatto diventare pavido, pigro. Non volevo fare un cazzo. Volevo solo guardare la tv, leggere le riviste di videogiochi e comprare fumetti. Perché mi piaceva. Perché avevo paura di uscire all’aperto».

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