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The Kolors in concerto a Milano e Roma: «E presto arriverà un nuovo album internazionale»

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di Silvia Marchetti
Foto di Biagio Munciguerra

Intervistare Stash è un po’ come salire sulla macchina del tempo e fare un viaggio tra passato e futuro, alla scoperta di generi musicali diversi e di un mondo, quello di The Kolors, così ricco di esperienze, sfumature ed emozioni da far impallidire chiunque, anche artisti più famosi e sulla piazza da decenni. Domani sera la band vincitrice di Amici 15 sarà a Modena (Vox Club) per la data zero di un mini tour che vedrà i tre ragazzi napoletani esibirsi il 16 maggio all’Alcatraz di Milano e il 23 maggio all’Atlantico di Roma. Intanto prende forma il nuovo album, un progetto speciale che guarda anche l’estero, Stati Uniti compresi.

Stash, si ricomincia con i concerti. Cosa combineranno i Kolors sul palco? Non stiamo più nella pelle. La voglia di tornare live è tanta perché il palco è la nostra vera dimensione. Veniamo da un percorso che non è solo quello dell’ultimo anno, ma da una bella gavetta fatta anche di 500 concerti in 24 mesi. Praticamente, già prima di partecipare ad Amici, suonavamo tutte le sere, tranne a Natale, Capodanno e Ferragosto (ride, ndr). Abbiamo voglia di esibirci dal vivo prima di immergerci completamente nel nuovo album, che questa volta sarà davvero impegnativo.

So che siete già al lavoro su nuovi brani. Sì, anche se per ora siamo in una fase di demo, cioè ci sono pezzi registrati nei quali tiro fuori tutto ciò che mi passa in testa, magari anche frasi e cantati senza senso. Sto registrando tutte le idee. Poi chiamerò il resto della band per l’arrangiamento e successivamente si passerà alla produzione, che speriamo sia curata dal sottoscritto e da una persona che stimo molto, Mark “Spike” Stent , uno dei miei top producer.

Un pezzo grosso della discografia mondiale. Ha lavorato con i più grandi, tra cui Madonna, Maroon 5 e U2. Ci darà una risposta in questi giorni. Spero tanto in un sì, perché lui darebbe davvero l’upgrade giusto al nuovo disco dei Kolors. In realtà non è il classico produttore, non sarebbe dunque troppo invasivo. Ecco perché lo ritengo perfetto per il nostro progetto. Voglio che l’album sia curato nei minimi dettagli da me, come un figlio. Il nuovo disco consoliderà ciò che le persone hanno intravisto e premiato in noi in questi anni.

Tornando alla data zero del Vox Club e poi ai due concerti di Milano e Roma, cosa dobbiamo aspettarci? Mi sarebbe piaciuto fare qualche brano nuovo, dare un assaggio del prossimo album ma non voglio rovinare la sorpresa. Poi con gli smartphone e tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione, il rischio è che poi finisca tutto in Rete prima dell’uscita del disco. A differenza del precedente tour, questa volta non faremo cover, perché non è uno show pensato per iniziare un nuovo tour. Adesso i fan vogliono sentire solo i nostri pezzi, li conoscono a memoria.

Dopo queste date live, appuntamento il 19 giugno sul palco degli MTV Awards. Per Firenze abbiamo pensato a una performance speciale, unica nel suo genere. Porteremo il nostro percorso, un riassunto della nostra storia artistica cantando un medley dei nostri successi.

Out è il terzo disco più venduto del 2015. The Kolors sono una delle band più amate in Italia e, forse, la nostra realtà più internazionale. Come spieghi il vostro successo? E il disco non si ferma, continua a vendere. Siamo oltre il quarto Platino. Sai cosa ti dico? Che non me lo so spiegare! Numeri impensabili fino a un anno fa, ma cerco di non concentrarmi troppo su queste cifre. Certo, sono felice perché ciò dimostra che stiamo percorrendo la strada giusta. Siamo l’esempio perfetto dell’artista/band, anche se mi fa strano definirmi artista, che ha usato al cento per cento il talent. Anche se non avessimo vinto Amici, saremmo comunque riusciti a dimostrare chi siamo, senza snaturarci, rimanendo gli stessi che suonavano ogni sera a Le Scimmie sui Navigli di Milano, davanti a tre persone.

Pensa a come staranno rosicando le case discografiche che vi hanno rifiutato. Prima del talent, ci hanno chiuso tutti la porta in faccia. Però ora sento di giustificarli, sai? Perché ho avuto modo di capire e di conoscere certe dinamiche del sistema musica, che è disegnato in base ai gusti e alle esigenze dell’ascoltatore medio. Le case discografiche vogliono andare sempre sul sicuro. Amici è stata una vetrina importante, vista anche dall’ascoltatore medio. Da lì, quindi, è diventato più facile per noi. Everytime, ad esempio, che oggi è la nostra canzone più pop, prima di passare in televisione è stata rifiutata da tutti perché non considerata sufficientemente pop. Ora la sento cantare dal bambino alla nonna!

Ti sei preso una bella rivincita, insomma. Non voglio parlare di rivincita. La vedo più come una fortuna nell’essere riuscito a dire la mia, sempre, ad essere me stesso e libero in un contesto storico-musicale davvero difficile. Spesso ti appioppano brani che non sono tuoi, ti costringono a cantarli. Poi magari non vanno bene, e sei tu a rimetterci. E ti viene la depressione. Se deve andare male, deve andare male perché sei tu che hai scritto una canzone che non va bene. In tal caso non potresti rimpiangere nulla. La colpa è solo tua. Se, invece, ti danno un brano X, magari cantato in italiano, io non mi sentirei credibile. Preferisco essere screditato per quello che sono realmente.

Quanto hai lottato per mantenere davvero questa libertà artistica e personale? Ad Amici ho litigato con chiunque. Dai fonici ai tecnici, fino agli insegnanti di canto. Ho visto tante persone cambiare perché si sentivano in soggezione davanti a Maria De Filippi. In adorazione, proprio. Io, invece, ero così concentrato sul mio lavoro, pronto ad incazzarmi anche per un cavo sbagliato o fuori posto, da non accorgermi neanche della sua presenza.  Maria mi guardava come fossi un attore, un alieno. Forse è proprio questo che ha amato subito di me.

The Kolors all’estero? Oltre al nuovo album, ci saranno anche date live fuori dai confini nazionali? Speriamo! Già poter contare su Mike Spike Stent darebbe una scossa alla nostra carriera fuori dall’Italia. Al momento la prima struttura interessata a noi all’estero è Live Nation. Però bisogna aspettare che esca il disco negli Usa. Poi magari fare aperture a band su palchi che possano darci visibilità, un po’ come facevano a Le Scimmie a Milano. Stessa gavetta, sempre con molta umiltà. Non dico di suonare in apertura a Lady Gaga, ma di poter fare esperienze dal vivo in grado di farci capire se siamo giusti oppure no per il debutto internazionale. Chissà!

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