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Le 10 canzoni degli Afterhours che tutti dovrebbero conoscere

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Il 2016 è un anno ricco di novità per i fan degli AfterhoursDopo la tanto chiaccherata decisione di Manuel Agnelli di essere tra i giudici della nuova edizione di X Factor e l’uscita del nuovo album di inediti Folfiri o Folfoxlo storico gruppo milanese sarà finalmente in tour. Da inizio luglio a metà agosto la band salirà sui palchi dei festival estivi più prestigiosi, compreso Postepay Sound Rock In Roma che li ospiterà il prossimo 19 luglio. In attesa di rivederli dal vivo con la nuova formazione (le due new entry sono Stefano Pilia alla chitarra e Fabio Rondanini alla batteria), facciamo un bel ripasso dei brani che hanno fatto la storia del gruppo.

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Dentro Marilyn, da Germi, 1995. Versione in in italiano di Inside Marilyn Three Times – una delle tracce di During Christine’s Sleep, album di debutto del 1990 – è una delle canzoni più amate dei “primi” Afterhours. Il brano ha conquistato perfino Mina, che ha deciso di reinterpretarla con il titolo Tre volte dentro me e di inserirla nell’album Leggera del 1997.

Voglio una pelle splendida, da Hai paura del buio?, 1997: Chi di voi, sopraffatto dalle rotture della vita, non ha mai cantato a squarciagola “voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida”?  Il verso fa parte di una delle canzoni degli Afterhours più conosciute. Il singolo è una delle diciannove tracce che compongono Hai paura del buio?, considerato da pubblico e critica il disco chiave del rock alternativo italiano anni ’90.

Male di miele, da Hai paura del buio?, 1997: Da un disco universalmente considerato un capolavoro concedeteci di citare (almeno) due canzoni. Oltre a quella originale del 1997, esistono altre tre versioni di Male di miele: una del 2012 ri-arrangiata al Santa Fe Center Studio con il produttore Doug Geist e due del 2014 nella versione reloaded di Hai paura del buio?, interpretate rispettivamente dagli Afghan Whigs e da Piero Pelù.

Non è per sempre, da Non è per sempre, 1999. Il singolo bene riassume la nuova linea seguita all’interno del disco, che vede abbracciare sonorità più pop e morbide rispetto al precedente Hai paura del buio?. Merito anche dell’ingresso nella band del violinista Dario Ciffo, il cui tocco ben si sente all’interno della title track.

Bianca, da Non è per sempre, 1999. É una delle canzoni degli Afterhours a cui i fan sono più affezionati. Una ballata delicata, dedicata a un amore puro e non convenzionale. “Se c’è una cosa che è immorale è la banalità” è la strofa che meglio riassume l’essenza di questo splendido brano.

Quello che non c’è, da Quello che non c’è, 2002. Title track del loro sesto album in studio, Quello che non c’è esprime l’essenza malinconica che caratterizza l’interno progetto discografico. Temi introspettivi e cupi, come la sofferenza e l’intimità, la fanno da padrone, raccontati con uno stile più narrativo rispetto ai dischi precedenti, stile che li caratterizzerà anche nelle produzioni future. Negli anni Quello che non c’è è diventato un vero e proprio inno per il loro pubblico.

Ballata per la mia piccola iena, da Ballate per piccole iene, 2005. Singolo estratto dal (quasi omonimo) disco Ballate per piccole iene, testimonia la tendenza di Manuel Agnelli a scrivere dei testi sempre più espliciti per contenuti e parole. La canzone, come l’intero album, è stata pubblicata anche in inglese nel 2006, a seguito del tour della band negli Stati Uniti.

Riprendere Berlino, da I milanesi ammazzano il sabato, 2008. Il brano è una delle “14 ricette di una quotidiana macabra felicità” che formano l’album I milanesi ammazzano il sabato. Scritto da Dario Ciffo, Giorgio Ciccarelli, Giorgio Prette, Roberto Dell’Era, Enrico Gabrielli e Manuele Agnelli, Riprendere Berlino è accompagnato da un video girato nella capitale tedesca.

Il paese è reale, da Afterhours presentano: Il Paese è reale (19 artisti per un paese migliore?), del 2009. La canzone segna la prima e unica partecipazione della band al Festival di Sanremo, dove nel 2009 si aggiudica il premio della critica Mia Martini. Il brano, volutamente assente dalla compilation della kermesse sanremese, è stato inserito nella raccolta Afterhours presentano: Il paese è reale (19 artisti per un paese migliore?).

Padania, da Padania, 2012. Non temete, il titolo della canzone (e del disco) non ha nulla a che vedere con la politica, ma è usato come provocazione per parlare «di una condizione interna, esistenziale dell’individuo», come ha dichiarato Agnelli in concomitanza dell’uscita dell’album nell’aprile 2012.

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