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Ligabue Tour 2012 Claudio Maioli «Ogni concerto è un fuoco d'artificio»

Ligabue non si ferma: in tour anche quest’anno, nonostante tutti pensassero che il 2012 sarebbe stato un anno di pausa per il rocker. E invece, complice il suo manager e amico Claudio Maioli, ha programmato cinque concerti in altrettanti luoghi magici. La Royal Albert Hall di Londra, Piazza Grande a Locarno, Cividale.

Quando, nel 1997, ho inserito nel walkman la cassetta di Su e giù da un palco e ho sentito per la prima volta la voce di Luciano, ho pensato che avrei voluto vederlo dal vivo. Quella voce mi parlava di cose vere e semplici al tempo stesso. Si portava dietro un mondo che era lo stesso dal quale arrivavo io. La campagna genuina che si presenta com’è, anche sul palco di San Siro. Senza tradirsi. È un’idea che mi sono sempre portato dietro. Per questo, quando Luciano ha rivelato che avrebbe suonato anche nel 2012, ho storto il naso solo fino a quando non ho letto le location scelte per i cinque concerti in programma. Posti all’aperto, grande prati, come nelle feste di una volta, fra cosce e zanzare. Proprio di questi concerti, e di tutto quello che si nasconde dietro un live di Luciano, chiacchiero con Caludio Maioli, grande amico e manager del Liga fin dal primo concerto, in una lontana sera del 1987.

Nessuno pensava che Ligabue avrebbe suonato anche quest’anno. Come nasce l’idea di queste cinque date?
In effetti volevamo prenderci del tempo per ragionare sul futuro. Ma abbiamo sempre voglia di sfide e a stare troppo fermi dopo un po’ ci si annoia (ride, ndr). Così abbiamo pensato a Sotto bombardamento (brano extra dell’album Buon compleanno Elvis e contenuto nel triplo Campovolo 2.011, ndr), un pezzo che ci siamo trovati a cantare parecchie volte. Così abbiamo pensato, “perché non valorizzarlo”? Magari con due o tre concerti per sostenere un singolo per noi attualissimo, visto che parla di bombardamenti e confusione di notizie. Poi sono arrivate le proposte della Royal Albert Hall e di Napoli, dove manchiamo da un sacco di tempo – e Piazza del Plebiscito è un gran bel posto. Dopodiché abbiamo allargato la prospettiva ad altri posti, come Taormina e Locarno (guarda le foto del concerto), chiudendo con Cividale del Friuli, una location molto affascinante, in mezzo alle montagne.

Ho sempre pensato che le sfide facciano parte del vostro bagaglio, ed è una qualità importante.
Forse è un modo per non annoiarci (ride, ndr). Quando progetti un nuovo tour rischi di ripetere sempre le stesse situazioni, usandole come pretesto per non andare altrove. E invece a noi piace sperimentare, come è successo con Campovolo. Cividale, ad esempio è a cinque chilometri dal confine, con un parco bagnato da un fiume stupendo: sembra Woodstock. Quello che più ci piace di queste date è la possibilità per il pubblico di poter stare sul prato o in una piazza, come a Napoli. Per noi significa cambiare la produzione. Invece di averne una finalizzata a un certo numero di concerti, ci divertiamo a cambiare tutto per ogni data.

Che spettacolo dobbiamo aspettarci?
Sarà una classica scatola rock and roll. La stessa soluzione che abbiamo utilizzato a Londra: nessun effetto speciale, qualche video di supporto ma, soprattutto, tanta energia. Sul palco con Luciano ci saranno Kaveh Rastegar al basso, Michele Urbano alla batteria, Josè Fiorilli e Luciano Luisi alle tastiere, con Federico Poggipollini e Niccolò Bossini alle chitarre. Se alla forza creata da loro si aggiunge lo scambio con il pubblico, avremo la solita magia dei concerti di Luciano.

Prima hai citato Woodstock: è possibile ricreare in Italia una situazione simile a quella dello storico festival?
Abbiamo usato l’immagine di Woodstock per semplificare la comunicazione. Quello che a noi sta a cuore è lo spirito di quel festival: la gente che si raduna in un parco, in un’area in cui assistere a uno spettacolo da un prato, o in una piazza. Sarà che sono cresciuto in provincia e i concerti li ho sempre visti all’aperto, alle feste, ma credo che si debba valorizzare il godimento di stare in mezzo al verde per vedere un live, è una gran bella cornice. Molti dormiranno lì, come a Campovolo. In Italia ci sono pochissime aree pensate per consumare musica e poi facciamo fatica ad assorbire la filosofia dei festival. All’estero i biglietti si vendono quando ancora non è stata annunciata la line up, la gente va ai festival per stare insieme, a prescindere dall’artista. In Italia accade il contrario.

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