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Mannarino arrestato a Ostia per resistenza a pubblico ufficiale

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Alessandro Mannarino è stato arrestato a Ostia ieri sera in seguito a una lite scoppiata in un locale dove si trovava insieme al fratello e a degli amici. Ancora da chiarire le cause alla base del fattaccio, alcune fonti parlano di un cantante visibilmente brillo e alterato nei confronti degli altri avventori presenti nel pub. Il sito L’ultimaribattuta.it riporta alcune frasi che Mannarino avrebbe rivolto agli agenti e alle altre persone coinvolte: “Ha guardato la ragazza di mio fratello, lo ammazzo” – “Non sapete chi sono, adesso scateno l’inferno”.

Come se non bastasse, Mannarino avrebbe anche opposto resistenza agli agenti arrivati sul posto per calmare gli animi. L’accusa che ora pende sul capo dell’artista romano è di resistenza a pubblico ufficiale.

A riguardo, il cantante ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Stavamo festeggiando il diciottesimo compleanno di mia sorella in un locale a Ostia e, dopo essermi allontanato per qualche minuto dalla festa, per cercare lì vicino un albergo dove far dormire i miei fratelli, mi accorgo – al mio ritorno nel club – che era in corso uno screzio tra mio fratello e degli estranei, non invitati e che oltre ad essersi intrufolati avevano importunato, con proposte oscene, mia sorella. Al mio arrivo erano già intervenute le forze dell’ordine, sedando in prima battuta gli animi e,  mentre parlavo con gli agenti   – quando tutto sembrava ormai essersi risolto –   sento le urla della mia ragazza che implorava, gridando ripetutamente “vi prego fermatevi”. La mia ragazza e mio fratello erano a circa 300metri dal locale quindi mi precipito verso di loro e nel frangente osservo mio fratello cadere rovinosamente in terra colpito dai  pugni sferrati violentemente dal branco che continuava a pestarlo. Vicino a lui c’era la mia ragazza con il viso grondante di sangue e con una profonda ferita all’occhio. Arrivato finalmente da lei, vengo immediatamente afferrato, cinto alle spalle e strattonato via. Io ovviamente reagisco non comprendendo immediatamente che si trattasse dello stesso personale di Polizia con il quale stavo parlando poco prima e che mi aveva seguito, anche loro allarmati dalle urla. Cercando inutilmente di divincolarmi, per soccorrere mio fratello e la mia fidanzata, devo aver consumato involontariamente una resistenza a pubblico ufficiale. Ovviamente questo non era nelle mie intenzioni e tanto meno fa parte del mio carattere. Mio fratello urlava che gli aggressori erano gli stessi del locale e li indicava alle forze dell’ordine mentre questi riuscivano a darsi alla fuga. Solo uno di loro è stato rintracciato e arrestato. Da quel momento non vedo più la mia ragazza e comincio a chiedere di soccorrerla, col timore che -invece- lasciata sul posto, non solo rimanesse priva di assistenza medica ma, peggio, potesse di nuovo diventare oggetto di violenze da parte di quegli aggressori. In quei frangenti ho urlato e fatto di tutto per cercare di raggiungere le due persone a me care. Sono stati attimi dove i miei pensieri erano molto confusi, ero caduto nel terrore, preso dall’ansia e dall’agitazione per le condizioni di salute di mio fratello e della mia fidanzata col viso pesto di sangue. Non mi sono reso conto che dovevo fidarmi dell’operato della Polizia e quindi senza rendermi conto della gravità del mio gesto ho opposto loro resistenza, anche con frasi dettate esclusivamente dall’esagitazione del momento”.

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