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Mengoni torna con Giuliano Sangiorgi, Sia e una certa nostalgia del presente

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di Laura Ritagliati
Foto di Emilio Tini

«Questo album è frutto di un lavoro creativo incredibile». Chiare e concise le parole scelte da Andrea Rosi, presidente di Sony Music Italia, per introdurre Le cose che non ho, il nuovo disco di Marco Mengoni in uscita venerdì 4 dicembre. Undici canzoni inedite che vanno a completare la «playlist in divenire» nata col precedente album Parole in circolo, pubblicato (solo) a gennaio 2015 e già multiplatino.  Anticipato dal singolo Ti ho voluto bene veramente che in sole sei settimane è già disco di platino, Le cose che non ho sembra avere tutte le carte in regola per onorare il successo di pubblico e di vendite del precedente lavoro discografico.

In un elegante completo grigio da grandi occasioni, Marco fa il suo ingresso in conferenza stampa quasi chiedendo permesso, con quello sguardo a tratti timido e a tratti incredulo di chi, nonostante tutti i consensi raccolti in questi anni, si domanda ancora «ma che ci faccio qui?». Mengoni tiene subito a ribadire che questo nuovo lavoro discografico, registrato tra Los Angeles e Milano, nasce da un periodo creativo molto lungo, iniziato appunto quasi un anno fa con Parole in circolo.

Un disco, Le cose che non ho, che più di tutti segna un traguardo importante nel percorso artistico (e non solo) dell’artista di Ronciglione, un traguardo che lui stesso chiama «libertà». «Per quanto riguarda il mio lavoro mi sento ogni anno più libero di esprimere le mie emozioni, più libero nel trascrivere i vari input che ho avuto in questi anni», dichiara orgoglioso Marco. «Poi ovviamente la libertà è sempre un po’ corrotta da questo mondo e da tutta una serie di dinamiche. Ma userò la musica per ricercarla, sia dal punto di vista artistico che umano. È una costante lotta».

Anche la scelta di registrare in un posto come Los Angeles ha a che fare con la sua continua ricerca di libertà. «Laggiù è tutto molto diverso, è un altro mondo, si è liberi a tal punto da sentirsi spaesati. Ci si sente un po’ una formica anche se in Italia sei considerato un artista affermato».  All’improvviso si blocca e si guarda attorno in cerca di approvazione. «Si può dire artista affermato? Sono sempre un po’ restio a lodarmi», dice ridendo con i numerosi giornalisti presenti in sala.

Stando al titolo del disco la prima domanda che sorge spontanea è cosa (e se) manca ancora qualcosa nella vita di Marco. «Come tutti gli esseri umani sono sempre alla ricerca di qualcosa, di un accrescimento, di un miglioramento. Non sono mai completamente soddisfatto di quello che faccio. Se dovessi dire la cosa che più mi manca maggiormente in questa vita molto, molto veloce è non riuscire mai a fermarmi a godermi il presente. Questa è la cosa che non ho».

Se c’è una cosa che non manca di certo in questo nuovo album sono le collaborazioni. Oltre ad autori che già da tempo scrivono per Mengoni, come Michele Canova, in Le cose che non ho ci sono due new entry d’eccezione. Primo fra tutti l’amico e collega Giuliano Sangiorgi, autore del brano numero sette in scaletta Solo due satelliti. «Sono sempre restio a creare delle collaborazioni forzate, ma quella con Giuliano è invece nata in maniera spontanea, quasi per caso. All’inizio mi aveva mandato un pezzo che non era quello giusto, poi è arrivato Solo due satelliti, mi ha colpito subito! In studio è stato un po’ “mengonizzato” diventando uno dei pezzi più importanti del disco».

Il secondo nome illustre e dal richiamo internazionale che troviamo nell’album è quello di Sia, che per Marco ha scritto Rock Bottom, unica canzone in lingua inglese presente nell’album. «Sia non ci sono poche parole per descriverla: è una delle cantautrici più importanti sulla faccia della terra. Ho sempre spinto per una collaborazione, sono felice che tutto il suo team abbia risposto in maniera così positiva. Rock Bottom è un pezzo molto forte che all’inizio non sapevo di riuscire a gestire. Avevo tentato anche di tradurlo in italiano, ma poi mi sono accorto che sarebbe stato inutile e snaturante».

A proposito di internazionalità, pare ci siano delle novità in tal senso anche sul fronte discografico e dei live. «Stiamo iniziando a muoverci anche sul mercato estero», confessa Andrea Rosi. «A gennaio si sapranno più dettagli. Per il momento posso dire che il primo passo sarà l’uscita del precedente disco Parole in circolo sul mercato spagnolo, tradotto (non adattato, ci tiene a sottolineare Marco, ndr) in lingua». Pare che ci sia una spinta a muoversi oltre confine anche per quanto riguarda il nuovo tour, che prenderà il via da Torino il prossimo aprile e che continuerà fino al gran finale all’Arena di Verona in programma il 21 e 22 maggio.

«Siamo al lavoro per qualche concerto all’estero nel 2016, ma al momento non possiamo dirvi di più», dice Roberto De Luca, presidente di Live Nation Italia, organizzatore di #MengoniLive2016. Per ora l’unica cosa certa è che le vendite dei biglietti per le nuove date stanno andando molto bene, a tal punto da aver già raddoppiato i concerti di Milano, Roma e Verona. Concerti che avranno una produzione che ricalcherà quelle precedenti ma inserendo anche alcune novità. Non sarà lo stesso spettacolo, insomma. Per il momento “l’esercito di Mengoni” potrà godersi Marco in tv: sarà ospite della semifinale di X Factor di giovedì 3 dicembre e della puntata di Che tempo che fa di Fabio Fazio  in programma domenica 13 dicembre.

Marco Mengoni, la tracklist del nuovo album Le cose che non ho

1. Ricorderai l’amore
2. Ti ho voluto bene veramente
3. Ad occhi chiusi
4. Resti indifferente
5. Parole in circolo
6. La nostra estate
7. Solo due satelliti
8. Rock Bottom
9. Le cose che non ho
10. Dove siamo
11. Nemmeno un grammo

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