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Matt Bellamy dei Muse: «Pagate tangenti a Roma». La questura indaga, il management smentisce

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Un’intervista al The Sun scatena il putiferio in Italia: i Muse hanno pagato tangenti per potere utilizzare i fuochi d’artificio a Roma, parola di Matt Bellamy. 24 ore dopo la questura apre un’indagine mentre il management della band smentisce

Un autentico vortice di polemiche quello generato dalle dichiarazioni del leader dei Muse Matt Bellamy rilasciate al The Sun qualche giorno fa. I virgolettati del frontman sono chiarissimi: «A Roma abbiamo dovuto corrompere delle persone con migliaia di Euro solo per essere autorizzati a utilizzare i nostri effetti pirotecnici. Abbiamo dovuto telefonare all’Ambasciata Inglese a Roma e discutere con un funzionario (…) Ovunque tu vada ci sono problemi, abbiamo avvocati e operatori deputati a discutere con le autorità locali e i promoter (…) E’ dannatamente costoso fare questo genere di cose mentre sei in tour, è davvero incredibile quanto lo sia

Parole pronunciate con leggerezza e che, presumiamo, saranno a breve seguite da un chiarimento o comunque da un comunicato stampa ufficiale della band, se non altro per smentire o ritrattare almeno parzialmente quanto dichiarato; specificando inoltre a chi siano state versate tangenti oppure se ci siano state imposte da regolarizzare, piuttosto che tasse da versare non messe in conto al momento della pianificazione del tour. Durante la data di Roma tra l’altro, la band ha filmato l’intero concerto per la futura realizzazione di un live DVD.

Nel frattempo il promoter italiano della band Vivo Concerti ha rilasciato un breve comunicato ufficiale sulla questione: «Rispetto a quanto riportato da vari organi di stampa, la licenza è stata concessa dalle autorità competenti dopo le opportune verifiche che hanno dimostrato che tutto era sicuro e regolare e dopo aver puntualmente messo in atto ed ottemperato ad ogni disposizione di sicurezza e accorgimento tecnico richiestoci, come è successo in tutte le altre città

AGGIORNAMENTO: Nella giornata di martedì 30 luglio, si è saputo che la Questura di Roma ha aperto un’inchiesta per fare chiarezza a riguardo. Nello stesso tempo è arrivata la smentita dal management della band che riportiamo integralmente di seguito: «Al contrario di quanto riportato, i Muse confermano che non c’e’ stato alcun tentativo di corruzione relativo allo svolgimento dei loro concerti in Italia. Sono stati pagati i compensi previsti per il lavoro fatto da tecnici e ingegneri esterni all’organizzazione per ottenere i permessi necessari da parte delle autorità locali. Questo riguarda anche i fuochi di artificio e i certificati di sicurezza, ed è totalmente in linea con gli standard adottati per tutti i gruppi che si esibiscono in Italia con show di queste dimensioni. Tutto ciò, in aggiunta ai certificati già approvati dalle autorità di tutti gli altri Paesi europei dove i Muse si sono esibiti quest’estate.»

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