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“La musica pop fa male al cervello”. Lo dice la scienza

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Secondo una ricerca della Scotland’s Heriot-Watt University l’odierna musica pop danneggia la testa. Diminuirebbe la parte creativa e artistica del nostro cervello. 

“La musica pop fa male al cervello”. No, chi parla non è un fan dell’Heavy Metal bensì la scienza. Secondo Adrian North, ricercatore della Scotland’s Heriot-Watt University, il pop dei giorni nostri riduce le capacità creative e artistiche di chi ascolta questo genere musicale. Nel 2008 North ha pubblicato uno studio, costato tre anni di lavoro, che ha coinvolto 36mila persone di 60 Paesi diversi. Ai partecipanti alla ricerca è stato chiesto il loro genere musicale preferito, e tra i fan di Miley Cyrus & Co è stata riscontrata una carenza di inventiva nell’emisfero destro del cervello, quello specializzato nella parte artistica e istintiva della nostra persona. Questo non significa che i cultori del pop contemporaneo siano più stupidi dei fan di altri generi, sono solo meno propensi alla creatività.

Sulle motivazioni del risultato della ricerca, tra le ipotesi fatte, c’è quella che il pop odierno sia peggiore rispetto a quello che ascoltavano i nostri genitori. Dagli anni Cinquanta ai giorni nostri il timbro vocale, i contenuti e le melodie sembrano essersi appiattiti, rendendo i brani tutti uguali e monotematici. A peggiorare la situazione ci sono anche i videoclip, responsabili di distrarre e sminuire l’esperienza musicale. Un esempio di questa ipotesi è il video di Anaconda di Nicki Minaj, il cui contenuto esplicito e provocatorio ha fatto discutere più della canzone in sé. Il rischio di fare di tutta un’erba un fascio c’è, ai posteri l’ardua sentenza.


 

 

 

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