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Perché un concerto di Mika merita di essere visto (anche se non siete suoi fan)

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di Laura Ritagliati
Foto di Francesco Prandoni

Nel corso delle tre edizioni di X Factor che lo hanno visto tra i giudici, Mika ha saputo conquistare definitivamente il pubblico italiano grazie al suo mix di bravura, spontaneità e immediata simpatia. Puntata dopo puntata, album dopo album e tour dopo tour il cantante anglo-libanese è entrato nel cuore di molti di noi. Ma è nella dimensione live che meglio esprime la sua essenza: durante i suoi concerti Mika ci conduce all’interno del suo magico mondo, fatto di colori, teatralità e ironia. Se siete tra i pochi che ancora non sono rimasti incantati dal suo carisma, vi raccontiamo perché vale la pena assistere a un suo concerto.

UN MELTINPOT ESPLOSIVO
Nato in Libano, cresciuto tra Francia e Inghilterra e ormai da qualche anno adottato dal pubblico italiano: Mika è l’emblema dell’integrazione tra culture all’apparenza molto diverse tra loro. Questo melting pot esplosivo ben si concretizza nei suoi live, dove vengono riproposti successi dal sound internazionale come Lollipop, Happy Ending alternati con dei pezzi dove padroneggiano le influenze francofone come Boum Boum Boum e Elle Me Dit. Non mancano gli exploit nella nostra lingua: battute e aneddoti nell’ormai celeberrimo “italiano di Mika”, che tanto faceva divertire a X Factor (ve lo ricordate il neologismo “choosato”?). Che i concerti del tour estivo siano l’occasione di sentirlo cimentarsi in pezzi interamente nella nostra lingua?

UN DANDY MODERNO
Sul palco Mika di certo non si risparmia, ricordando a tutti di che pasta è fatto: un artista completo e un ottimo intrattenitore, in grado di trasformare un concerto in una festa collettiva grazie a un raro senso dello spettacolo e dell’umorismo. Una via di mezzo tra un dandy moderno e un enfant terrible, in poche parole un vero e proprio animale da palcoscenico. Dotato di un raro sense of humor, Mika scherza con il pubblico e si prende in giro senza vergogna. Come durante il concerto dello scorso giugno al Fabrique di Milano quando, dopo aver corso e saltellato in ogni centimetro di palco (pianoforte compreso), ha avuto il coraggio di dire di essere «un ballerino di merda» (cosa che ovviamente non è per nulla vera).

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FALSETTO INARRIVABILE
Il falsetto di Mika è senza dubbio il suo marchio di fabbrica e durante i suoi concerti lo sfodera tra i suoi assi nella manica, come prova evidente di tutta la sua potenza vocale. Nonostante nel corso degli show non stia fermo un secondo, saltellando da un lato all’altro del palco, non manca una nota, raggiungendone di altissime in pezzi come Grace Kelly. La carica che trasmette la sua voce è contagiosa, a tal punto da spingere anche i meno intonati a toccare le vette di «Relax, Take It Eeeeeaaaaasyyy».

UN MONDO MAGICO 
Andare a un concerto di Mika vuol dire immergersi all’interno del suo magico mondo, un viaggio coloratissimo della durata di circa due ore. Merito soprattutto delle scenografie, punto forte dei suoi spettacoli. Memorabile rimane quella del tour nei palazzetti dello scorso anno, dove le caratteristiche erano quelle di una produzione teatrale vera e propria. Niente megaschermi o proiezioni fantascientifiche, sul palco spiccava una roulotte (che faceva il verso a quella di Barbie) che improvvisamente si trasformava in un festoso carrozzone. Sullo sfondo pop-up di tutte le forme e colori, con grafiche e disegni che sembravano essere un omaggio ai quadri dell’amico (e fonte d’ispirazione) Dario Fo.

CREDERE IN SE STESSI
Un concerto di Mika funziona da antidepressivo naturale, dove l’accettazione di sé è il mantra della serata. Tra colori e scintillii, infatti, c’è anche spazio per riflettere su temi che riguardano le zone d’ombra che tormentano tutti noi, nessuno escluso. I suoi show sono delle vere sedute di gruppo, dove nessuno ha il timore di mettere in luce il proprio trascorso e le proprie insicurezze. La conclusione è solo una: il vero paradiso si raggiunge solo accettando e ascoltando se stessi. Ne sono un esempio canzoni come Big Girl (You Are Beautiful) e Hurts, quest’ultima parte della colonna sonora del film Il bacio di Ivan Cotroneo, il cui video è un vero e proprio manifesto contro il bullismo.

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