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Pink Floyd vs Pandora, è guerra sul taglio delle royalty

Scambio di accuse tra i Pink Floyd e la digital radio Pandora sulla possibile riduzione della percentuale delle royalty da riconoscere agli artisti.

pink floyd pandoraÈ guerra aperta tra i Pink Floyd e Pandora. Qualche giorno fa la storica band inglese ha pubblicato una lettera aperta in cui accusava la digital radio di aver raggirato gli artisti per convincerli a firmare una confusa petizione, con il secondo fine di chiedere al Congresso Americano il permesso di ridurre dell’85% le royalty dovute agli artisti. «Per noi – si può leggere nello scritto – è una questione di principio. Ci auguriamo che tanti servizi di musica online e mobile riescano a dare a fan e artisti ciò che desiderano, quando lo vogliono e a prezzi che si dimostrano adeguati. Quegli stessi servizi, però, dovrebbero pagare in modo equo gli artisti e i creatori d’opera che producono la musica che sta al cuore della loro attività imprenditoriale. Per molti musicisti professionisti si tratta anche di una questione di sopravvivenza economica. Quasi il 90 % degli artisti che incassano un assegno relativo agli ascolti digitali riceve meno di 5 mila dollari all’anno. Essi, dunque, non possono sostenere il taglio dell’85 % dei compensi che Pandora ha chiesto al Congresso di imporre alla comunità musicale».

I tre Pink Floyd superstiti hanno poi continuato, constatando come sia giusto che dei servizi trovino modi alternativi di proporre la musica agli utenti, ma anche come questi enti dovrebbero adeguarsi ai costi della merce primaria – la musica appunto – e non cercare di abbassarne il prezzo per trarre profitto a spese degli artisti. In particolare i tre musicisti concludono dicendo che il problema non sta nel cercare dei compromessi, ma nel raggirare gli artisti per convincerli a stare dalla propria parte. «Non stiamo dicendo che il music business sia perfetto o che non ci sia spazio per compromessi (….) Ma ingannare gli artisti per convincerli a firmare una petizione senza spiegargli che cosa realmente gli viene chiesto di appoggiare serve solo ad avvelenare le acque del pozzo”.

Pandora dal canto suo ha risposto alla lettera, affermando in una dichiarazione pubblicata da Business Insider che i Pink Floyd hanno ricevuto «informazioni gravemente fuorvianti» e che la colpa sarebbe di «una campagna ben orchestrata dalla RIAA (l’associazione americana delle industrie discografiche, ndr) e dalle sue lobby per confondere e agitare gli artisti». Inoltre il servizio di streaming e scoperta musicale ha specificato che la percentuale di riduzione desiderata delle royality all’85% è falsa e di pagare autori e interpreti meglio dei servizi comparabili. La stessa testata Business Insider precisa che non è chiara la fonte da cui i Pink Floyd hanno preso le loro informazioni, compresa la dibattuta percentuale.

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