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La rivincita dei Pooh: «Non ci volevano passare in radio e oggi siamo a San Siro»

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di Silvia Marchetti
Foto di Francesco Prandoni

A poche ore dal primo appuntamento live con Reunion – L’ultima notte insieme, il tour con il quale i Pooh festeggiano 50 anni di carriera ma che ne decreta anche la definitiva uscita di scena dalla musica, sul palco, per la prima volta insieme, li incontriamo proprio allo stadio San Siro di Milano, tutti visibilmente tesi ma felici. «Siamo emozionati, come fosse il nostro debutto. Non ci aspettavamo questi numeri. Tutte le date sono sold out. Stasera e domani qui a San Siro, poi Roma e ancora Messina e la tripletta all’Arena di Verona. Questo sarà l’ultimo viaggio musicale dei Pooh. Il 31 dicembre 2016 smetteremo di suonare insieme. Per arrivare a questa serie di concerti speciali abbiamo lavorato quattro anni. Ferdinando Salzano di F&P Group ha attivato una vera macchina da guerra. Ci sono stati in mezzo tanti imprevisti, ma anche molta convinzione e tanto amore. Non vedo l’ora di salire sul palco» ha spiegato Roby Facchinetti. I due concerti di Milano saranno ripresi da ben 15 telecamere, con la regia di Roberto Cenci, per uno speciale che sarà contenuto in un Dvd (in uscita il 16 settembre insieme al disco Reunion, disponibile in diverse versioni) e che andrà in onda su Canale 5.

Prosegue Stefano D’Orazio: «Avevo già appeso le bacchette e la batteria al chiodo e invece rieccomi qui, ancora una volta con i Pooh. Pensavo fosse davvero finita ma non potevo perdermi questa ultima occasione. Devo ringraziare i miei compagni che hanno insistito per coinvolgermi a partecipare a questo compleanno speciale. Un’emozione impagabile. Unica. Abbiamo fatto le prove ieri sera con lo stadio completamente vuoto, immaginarlo pieno ci ha fatto venire la pelle d’oca. Ho dovuto rifarmi il fiato per riuscire a cantare e suonare come una volta. Ma si impara presto, è come andare in bici».

Riccardo Fogli è il più atteso di questa reunion: «Ho passato sette anni meravigliosi coi Pooh. Suonando Piccola Katy anche in Russia e in America.  Mi sono messo a studiare tutto il repertorio della band, ho i calli alle dita! Ancora non mi sembra vero di essere qui con loro, dopo tutti questi anni. Tra poco, sul palco di San Siro, suonerò le stesse canzoni che sentivo sempre e solo in radio. Facchinetti è un fratello maggiore per me. Volevo conoscere meglio gli altri. E così è stato. Ora tengo duro, ogni tanto mando giù il magone. L’emozione è fortissima».

In scaletta ci sono ben 50 canzoni del loro ricco repertorio, brani scelti, con non poca fatica e sofferenza, tra oltre 400 brani che hanno fatto la storia della musica italiana. Racconta Dodi Battaglia che «tante purtroppo sono rimaste fuori. Ciascun pezzo scelto per il live ci prende il cuore. Ci riporta a un periodo particolare, in cui vivevamo magari in alte città, con altre persone. Abbiamo cercato di fare uno spaccato della nostra storia. Negli anni abbiamo avuto tanti modi diversi di fare musica. In questo concerto li riproponiamo tutti. Ci sarà una grande rivisitazione dei nostri brani e l’innesto di alcune novità. L’arrivo di Riccardo, poi, ha dato una nuova motivazione e un impasto sonoro diverso alla band. È cambiato proprio l’approccio alle canzoni. La sua chitarra e il suo intervento umano hanno dato una caratteristica particolare a questo live».

Red Canzian ha invece accennato al gran finale che hanno in mente per prima del ritiro definitivo: «Ci auguriamo che l’anno si concluda con un grande evento, subito dopo il tour autunnale nei palazzetti. Stiamo pensando di fare un concerto il 31 dicembre 2016. Vogliamo fare i Pooh fino a mezzanotte. Non sappiamo però ancora dove suoneremo. Cosa accadrà dopo? Seguiremo le nostre passioni, i nipoti, faremo le cose che abbiamo trascurato».

«Siamo stati tra i primi artisti italiani a fare concerti negli stadi, negli anni Ottanta e oggi siamo a San Siro per la prima volta, tutti insieme. Abbiamo sfiorato la terza data a Milano, ma non c’era tempo perché il concerto di Roma è alle porte. La richiesta di biglietti è alta, i fan ormai ci vedono non solo come artisti, ma come parte delle loro famiglie» continua Roby.

I Pooh hanno poi concluso ricordando Valerio Negrini, paroliere del gruppo. «A lui dobbiamo tutto. Valerio è riuscito a raccontare cose con un linguaggio nuovo ma semplice e diretto, mettendo insieme il pop, la canzone popolare, e storie importanti, non facili per l’epoca, soprattutto gli anni Sessanta e Settanta.
Ricordo che non ci passavano in radio perché i nostri brani parlavano di prostituzione oppure di omosessualità, insomma, di temi scottanti che però ci coinvolgono tutti. Lo facevamo con un linguaggio musicale nuovo, con verità e coraggio. E questa sera, durante il nostro concerto, quando il pubblico ascolterà i nostri pezzi, potrà dire:  “Sento che questa canzone è stata scritta per me”».

Clicca qui per guardare le foto del primo concerto a San Siro e qui per la recensione.

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