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Portal 2

Valve

Genere: Puzzle

Disponibile per: Xbox 360 – PS3

Chi non ha mai sentito parlare di un gioco chiamato Portal è pregato di procurarselo in tempo zero prima ancora di proseguire a leggere questa recensione. Si, perché per quanto ci si possa sforzare, tentare di spiegare a parole la logica che sta alla base di questo gioiello non è proprio una cosa immediata. Innanzitutto quella che reggiamo tra le mani non è una vera e propria arma. Non c’è bisogno di trivellare nemici per superare i livelli, come non è strettamente necessario avere riflessi impeccabili. Lo strumento a nostra disposizione ci consente di creare dei portali, attraverso i quali possiamo passare per proseguire nel nostro cammino. Un esempio? Spariamo un portale arancione su una parete, e poi un altro blu sul soffitto: entrando nel portale arancione usciremo cadendo da quello blu sul soffitto. Naturalmente questo procedimento rappresenta unicamente il concetto base, perché in men che non si dica le cose tendono a complicarsi, le interazioni con i pochi oggetti sparsi per le stanze spoglie aumentano e le reazioni a catena innescabili si moltiplicano. In questo attesissimo sequel – inevitabilmente minacciato da aspettative spaziali – Valve riesce ad apportare delle valide modifiche senza strafare (esattamente quello che i fan speravano accadesse). Graficamente non ci sono state grandi evoluzioni: d’altra parte non sarebbe stato giusto stravolgere il minimalismo estetico del gioco, a suo modo un’opera d’arte. Il senso di alienazione – una delle carte vincenti del primo episodio – è mantenuto quasi totalmente: ci si sente sempre delle vere e proprie cavie agli ordini di una scienza spietata e solo una voce umana che ci accompagna nella trama smorza leggermente il mistero. I veri cambiamenti stanno nella trama (quasi inesistente nel capitolo precedente) e in alcune fasi di avventura all’aperto che comportano un po’ di esplorazione (il primo Portal si svolgeva completamente all’interno dei laboratori). Rimane intatta la convinzione che questo non sia un titolo per tutti; ma è anche palese che la sua genialità è tale da fare pronunciare la parola capolavoro senza remore di sorta.

 

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