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Un nuovo buon motivo per andare al Primavera Sound: gli italiani C+C=Maxigross

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L’edizione 2016 del Primavera Sound di Barcellona sarà di certo ricordata per tanti validi motivi, la maggior parte dei quali è evidente, impossibile da non notare. Il cartellone, uno dei più ricchi di sempre, con Radiohead, la reunion degli LCD Soundsystem, i Sigur Ros, PJ Harvey, gli Air, Brian Wilson, Beirut, Animal Collective, ecc… la lista va avanti molto a lungo ed è impossibile farne un sunto sensato. Sarà ricordata per l’apertura del Beach Club, un nuovo spazio sulla spiaggia (per l’appunto) dedicato alla musica elettronica, che farà la felicità dei ‘clubbaroli’. Sarà ricordata per il moltiplicarsi degli eventi collaterali e per il loro espandersi verso tutta l’area urbana di Barcellona (i concerti nei bar, nel Raval, nei club e per le strade), a dimostrazione di quanto la fusione fra la manifestazione e la città in cui è nata sia ormai completa e di quanto l’amministrazione sia riconoscente agli organizzatori per la lunga lista di benefici che porta il Festival (pensare a una cosa del genere in Italia sembra fantascienza). Nella nostra memoria, però, rimarrà impressa per un motivo che suscita molto meno clamore e che non è soltanto da ascrivere nella sezione orgoglio nazionale: la ricorderemo come la prima edizione in cui una band indie italiana è stata invitata ad esibirsi su un palco insieme ai big. Loro sono i C+C=Maxigross.

Non è la prima volta che una band nata in Italia si esibisce al Primavera Sound, attenzione, ma è la prima volta che si esibisce all’esterno della “riserva” dell’Area Pro. La suddetta area è uno “spazio” a pagamento che permette a realtà discografiche meno inserite nel mercato globale di mettersi in mostra e farsi conoscere ad un pubblico più ampio e a un gran numero di addetti ai lavori, dopo aver comunque passato la selezione della direzione artistica. Non si stupisca il lettore, molti festival in tutto il mondo prevedono questa formula e offrono, chi più chi meno, diverse opportunità. Il Primavera Pro, ad esempio, è di sicuro fra quelli che offrono il pacchetto promozionale più ricco, permettendo alle band di esibirsi in molteplici occasioni durante tutto lo svolgimento del festival e in diversi spazi, compresa l’area principale, il gigantesco Parc del Forum. Vale la pena fare questo investimento? La risposta è difficile da dare, forse impossibile. Chi fa musica e prova ad emergere lo sa, bisogna tentarle tutte con la consapevolezza che niente sulla carta possa assicurarti il risultato.

I C+C=Maxigross oggi sono certi che ne sia valsa la pena: «È andata semplicemente così: il nostro manager ci ha proposti agli organizzatori, ai quali eravamo noti perché avevamo già suonato nell’area Pro due anni fa. Gli ha presentato il nostro nuovo disco Fluttarn all’inizio dell’autunno e loro ci hanno selezionati» ci hanno raccontato prima del concerto a Roma nel club Le Mura. Un percorso lineare, che non dovrebbe stupire, se non fosse che si tratta di un precedente assoluto e quindi non può non saltare all’occhio come un evento speciale. Per il nostro mercato e per le tantissime band, che sperano di esportare la loro musica all’estero e di confrontarsi con il circuito discografico internazionale, è un segnale, il primo, e, anche se di piccole proporzioni, potrebbe essere una bandierina dal valore fondante, o almeno lo speriamo. Il livello della proposta nel panorama della musica indipendente italiana si è alzato sensibilmente ed è giusto pensare di cominciare ad esportare i nostri talenti, come fanno tantissimi altri Paesi in Europa. Magari, grazie al Primavera Sound, altri festival si accorgeranno dei C+C=Maxigross. E magari la cosa potrebbe generare un effetto a catena e spostare l’attenzione generale sulle proposte nostrane. Restiamo con le dita incrociate e nel frattempo, se ancora non li conoscete, è l’occasione giusta per andarli ad ascoltare.

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