Home Notizie

Pussy Riot lettera di sostegno dei Red Hot Chili Peppers

La musica si muove in sostegno delle Pussy Riot, collettivo punk russo composto da sole donne. Dopo i Faith No More, Red Hot Chili Peppers (con una lettera) e Franz Ferdinand (con appelli durante i live) hanno voluto schierarsi dalla parte delle tre attiviste incarcerate.

Pussy Riot lettera sostegno Red Hot Chili PeppersIl mondo della musica si muove in sostegno delle Pussy Riot, collettivo punk russo composto da sole donne. Dopo i Faith No More, anche Franz Ferdinand (con appelli durante i concerti) e Red Hot Chili Peppers (con una lettera) hanno voluto schierarsi dalla parte delle tre attiviste incarcerate tra il 3 e il 16 marzo con l’accusa di “teppismo e vilipendio di luoghi sacri”. La colpa di Maria Alyokhina, Nadezhda Tolokonnikova e Ekaterina Samutsevitch è quella di aver cantanto una canzone contro Putin. Era il 21 febbraio e le Pussy Riot avevano improvvisato una performance nella Cattedrale Ortodossa di Cristo Salvatore a Mosca. «Madonna, libera la Russia da Putin» diceva la canzone. Le tre attiviste adesso rischiano fino a sette anni di galera. Secondo L’Associazone di solidarietà per i prigionieri politici, le accuse sono prive di fondamento, motivo per cui l’arresto e il processo sono illegali. Amnesty International ritiene che le tre donne siano “prigioniere di coscienza” e incolpa le autorità Russe per l’accaduto.

Dopo che i Faith No More, durante il concerto di Mosca del 3 luglio scorso, avevano permesso ad altre attiviste delle Pussy Riot di salire sul palco per urlare slogan in favore delle compagne arrestate, i Red Hot Chili Peppers hanno firmato una lettera in sostegno alle attiviste con le seguenti parole: «Nadya, Katya e Masha, vi amiamo e sostegnamo Siamo qui per aiutarvi». Il cantante Anthony Kiedis, durante l’esibizione dei californiani allo stadio Luzhniki di Mosca, ha indossato una t-shirt con la foto delle Pussy Riot. Secondo il sito Gazeta.ru, che cita le parole di Pyotr Verzilov, marito di una delle arrestate, nella lettare di Peppers c’è anche una nota personale di Flea: «Applaudo il vostro coraggio e prego per il vostro rilascio. Cercherò di informare il maggior numero di persone possibile su quello che vi sta accadendo». Purtroppo gli appelli dei musicisti famosi non sono serviti a molto, visto che poche ore dopo, il Tribunale di Mosca ha esteso la custodia preventiva per le tre attiviste fino al gennaio 2013.
Nell’udienza del processo, svoltasi il 30 luglio, le Pussy Riot si sono scusate per il loro comportamento (dal punto di vista etico) senza riconoscere però il reato di teppismo. Come ha spiegato il loro avvocato, «l’errore sta nel fatto che abbiamo portato in chiesa il genere musicale che stiamo elaborando e se qualcuno si è sentito offeso siamo pronte a riconoscere di aver commesso un errore etico». Mentre Nadezhda Tolokonnikova ha dichiarato: «Non siamo contro il Cristianesimo, le nostre motivazioni sono esclusivamente politiche».

 

Pussy Riot Faith No More

Le Pussy Riot durante il concerto dei Faith No More a Mosca (Lapresse)

Commenti

Commenti

Condivisioni