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Come è difficile capire qualcosa di PolyFauna, l’app dei Radiohead

Radiohead App Polyfauna 1

I Radiohead hanno lanciato una app, scaricabile gratuitamente, ispirata alla loro canzone Bloom. Ma è piuttosto difficile capirci qualcosa.

Si chiama PolyFauna e può essere descritta come l’app dei Radiohead, anche perché è difficile raccontarla in qualsiasi altro modo. Realizzata in collaborazione con l’agenzia di Design Universal Everything, si può scaricare gratuitamente per i dispositivi Android e Apple ed è basata sull’immaginario e sui suoni di Bloom, canzone dell’ultimo album della band inglese The King Of The Limbs.

radiohead app polyfaunaNel post che ieri ha annunciato l’evento (e che fornisce anche il link da cui scaricarla), Thom Yorke descrive PolyFauna come una «collaborazione sperimentale» che «deriva dall’interesse per i più recenti esperimenti di computer life e le creature immaginate dal nostro subconscio». L’app ricorda per certi versi Biophilia, quella pubblicata da Bjork, ma è molto ostico capire in che modo usarla.

Aprendo PolyFauna ci troviamo in un mondo virtuale -tendenzialmente bicromico – che possiamo esplorare muovendo lo schermo del device, proprio come se fosse un visore. Toccandolo invece si creano improbabili figure geometriche secondo criteri non del tutto controllabili, che dopo poco “prendono vita”. Dopo un po’ che si esplora questo mondo, quando ci si inizia a chiedere quale sia lo scopo di tutto ciò, ecco apparire un punto rosso, accompagnato da un suono stridente. Se lo si riesce a “prendere”, il mondo si disgrega e ci si ritrova in un altro scenario, con colori e forme diverse, dove ricominciare da capo. Nel menù avete soltanto un link per il sito della band, i credits di realizzazione e la possibilità di salvare e condividere quello che vedete.

Lo scenario riprende alcune suggestioni della grafica dell’ultimo lavoro dei Radiohead e anche la colonna sonora è tratta dai suoni della canzone Bloom, ma a parte questo l’App ha molto poco a che fare con la musica, mentre ha parecchio dell’ermetismo che contraddistingue gli ultimi lavori del gruppo britannico. Ma sarà meglio che ve la facciate piacere perché, almeno stando alle dichiarazioni del bassista Colin Greenwood, potrebbe essere l’unico progetto firmato Radiohead del 2014.

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