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Recensione concerto Lenny Kravitz Vigevano 19 luglio 2012

Vigevano, Castello Sforzesco, 19 luglio 2012. Lenny Kravitz, quarantotto anni e non sentirli (e, soprattutto, non dimostrarli). Di nuovo in tour in Italia per la promozione di Black and White America, l’artista americano è salito ieri sul palco di Dieci Giorni Suonati, a Vigevano, mostrando una forma da fare invidia a molti ventenni.

Recensione Lenny Kravitz Vigevano 2012Vigevano, Castello Sforzesco, 19 luglio 2012. Lenny Kravitz, quarantotto anni e non sentirli (e, soprattutto, non dimostrarli). Di nuovo in tour in Italia per la promozione dell’ultimo album, Black and White America, l’artista americano è salito ieri sul palco di Dieci Giorni Suonati, a Vigevano, mostrando una carica e una forma da fare invidia a molti ventenni. La serata è iniziata benissimo, malgrado la lotta contro le agguerritissime zanzare vigevanesi, grazie all’artista incaricato di aprire le danze: Trombone Shorty, sul palco con la sua band, gli Orleans Avenue. Il ragazzo di New Orleans (che Lenny ringrazierà, chiamandolo “il mio fratellino” e che inviterà sul palco per il finale) ha proposto una miscela esplosiva di rock, funk e jazz, che ha coinvolto e scaldato il pubblico in attesa.

Terminato il set di Shorty, i presenti non hanno atteso molto per Mr Kravitz, salito sul palco poco dopo le 22 sulle note di Come On Get It. Occhiale scuro, pantalone skinny e canotta, il cantante statunitense ha iniziato da subito il suo lungo corteggiamento alle giovani fan delle prime file. Imbracciata la Gibson d’ordinanza, Lenny ha fatto poi un salto nel passato, entusiasmando il pubblico con la cover dei Guess Who, American Woman e con Mr. Cab Driver, classico del suo primo album. Continui ringraziamenti e un atteggiamento all’insegna dell’umiltà, il rocker non ha tralasciato i momenti romantici nel corso del concerto, proponendo It Ain’t Over ‘Til It’s Over, Stand By My Woman e Believe (ma snobbando inni zuccherosi come Again e I Belong To You).

Dopo una parte centrale un po’ fiacca, Lenny ha riacceso la miccia dello show con un finale esplosivo all’insegna del rock ‘n’roll: Rock Star City Life (prima della quale il cantante ha ammesso candidamente di non sapere dove si trovasse esattamente), Where Are We Runnin’, Fly Away e Are You Gonna Go My Way chiudono con il botto la prima parte di concerto, confermando le sue doti di chitarrista. Una breve pausa e poi l’encore di un solo pezzo: Let Love Rule, con una coda strumentale di un quarto d’ora in cui Kravitz si è concesso letteralmente al pubblico, scavalcando le transenne per una breve escursione in platea.

L’ora e mezza abbondante di show, piuttosto tamarro ma energico, avrebbe potuto essere più efficace con alcuni cambi in scaletta, ma ha soddisfatto il pubblico, piuttosto vario nell’età, con dodicenni e sessantenni uniti dalla passione per lo stesso artista. L’assenza di coreografie è stata supplita dall’esperienza di Lenny, grande intrattenitore da rock show e maestro nell’ingraziarsi il pubblico.

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