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Sosteniamo il Record Store Day Editoriale aprile 2012

Sosteniamo il Record Store Day. Non è una manifestazione per vecchi nostalgici dei tempi che furono: il 21 aprile si celebrano i negozi cosiddetti indipendenti.

Record Store Day 2012Ogni volta che passo davanti al mobile in cui sono riposti i miei cd, in rigoroso ordine alfabetico, sono preso dalla tentazione di venderli, o regalarli. Darli via, insomma. Cosa diavolo ci fanno in casa mia questi oggetti? Non posso portarmeli in giro, occupano un sacco di spazio – non sono un collezionista, ma insomma diciamo che qualche disco l’ho comprato – e li uso raramente. Persino (o soprattutto) facendo questo lavoro, è molto più frequente che abbia a che fare con il formato digitale. Semplicemente questo è il modo in cui circola oggi la musica – il punto di non ritorno è già stato abbondantemente superato – e con questo tipo di fruizione bisogna fare i conti. Oltretutto la crescita del consumo legale di file digitali renderà inoffensivo, o meno offensivo, quello illegale (sono inversamente proporzionali), stimolando l’industria a insistere con maggiore convinzione su questa strada. Intanto le band e gli artisti, specialmente se giovani, cominciano ad accettare che i guadagni arrivino da altri prodotti e dai concerti. In ogni caso il futuro sta nella condivisione più che nel possesso, e la condivisione è una questione puramente digitale perché legata alla Rete.

Ma. C’è un “ma”, naturalmente. Non dura più di qualche istante la tentazione di dare via i miei dischi. Proprio il possesso, che qui ha un valore romantico e non c’entra nulla con il materialismo o l’esibizionismo, mi lega all’oggetto. La fisicità del prodotto definisce il suo valore dando una forma a tutti i significati che si porta dietro il prodotto stesso. Il primo disco, l’ultimo comprato all’estero, quello “rubato” all’amico che ancora aspetta che lo restituisca, il preferito dell’artista preferito, quello che mi hanno regalato e avevo già, il classico, quello che ancora non ho ascoltato bene. Chiunque possieda dischi in quantità sufficiente da considerarli una collezione, per quanto piccola, sa di cosa parlo: è un patrimonio emotivo prima ancora che musicale.

Ecco perché sosteniamo il Record Store Day. Non è una manifestazione per vecchi nostalgici dei tempi che furono: il 21 aprile si celebrano i negozi cosiddetti indipendenti – dall’evento sono escluse le grandi catene – cioè gli unici che davvero difendono l’esperienza legata all’acquisto di musica in formato fisico.  Decidere di andare a comprare un disco, cercare un negozio, trovarlo, magari discutere dell’album con il proprietario del negozio o con uno sconosciuto, scambiarsi un’opinione. Come spesso accade, la meta custodisce segretamente l’esperienza del viaggio.

Sostenere il Record Store Day non significa rifiutare il presente. Siamo convinti, noi di Onstage come gli organizzatori dell’evento (vengono tutti dal circuito di negozi indipendenti), che il digitale stia giustamente imponendosi come modello principale di fruizione – personalmente, come ho già scritto su queste pagine, credo soprattutto nei servizi streaming. Ma prendersi del tempo per comprare un disco in un negozio di musica è particolarmente importante. Abbiamo bisogno di preservare degli spazi in cui sia negato l’accesso alla frenesia che domina l’era digitale. Così come andare a un concerto è un’esperienza umana non riproducibile, a cui dedichiamo tempo e attenzione per ottenerne in cambio emozioni, comprare un disco in un piccolo negozio è un esercizio di umanità estrema. Ce ne sono sempre di meno, ma, come ci racconta Graham Jones (leggi qui), stanno conoscendo un nuovo momento di vigore. Non vi stiamo chiedendo di sostenerli per beneficenza. Vi stiamo suggerendo di andarci e di farlo per voi stessi.

Su Twitter: @DanieleSalomone

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