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Rockin' All Over The World (30 anni con Bruce Springsteen)

Bruce SpringsteenNessuno è amato quanto lui. Neanche le odierne popstar e nemmeno gli altri grandi divi del rock. C’è qualcosa di enorme che lega Bruce Springsteen al suo pubblico, un popolo che nel tempo ha accolto nuove generazioni, ingrossandosi disco dopo disco, concerto dopo concerto. È difficile descrivere con le parole cosa ci sia di tanto speciale in questo rapporto, a meno che non lo faccia qualcuno che vive quella passione sulla propria pelle da tanto tempo. È così, per festeggiare il ritorno live del Boss in Italia, abbiamo chiesto a un illustre springsteeniano di raccontarci la sua esperienza. 

Zurigo, 11 Aprile 1981. “Come, vale 5 anni? Ma no, dai, ne vale 10, come il passaporto…”. “No, la carta d’identità vale 5 anni, non 10”. “…E quindi?!?”…”E quindi e’ scaduta. Non puoi andare all’estero”. Bell’inizio. Siamo seduti sul predellino della porta del treno che da Roma conduce a Firenze, pienissimo. Un interregionale sferragliante del quale abbiamo occupato la lercia e rumorosa porzione tra il cesso e l’uscita. Programma della trasferta: arrivo a Firenze in nottata, qualcuno s’infila a casa del nostro amico Ernesto De Pascale, collega giornalista fiorentino, altri vanno a dormire non si sa dove, mattina presto trasferta ad Empoli. Empoli? Si, perchè un’emittente locale della ridente cittadina toscana, Radio Fata Morgana, ha organizzato la trasferta in pullman a Zurigo per vedere il primo concerto di Bruce Springsteen che lambisce il nostro paese. Notte sdraiati sul prato di fronte alla stazione. Sonno, zero. Siamo in aprile, fa pure freddino. Treno locale all’alba per Empoli, ritrovo, pullman, e si va, con il terrore di non poter espatriare e affidandosi solo alla buona stella del rock’n’roll.

Frontiera con la Svizzera, molte ore dopo. Salgono i doganieri. Controllo documenti. La data di scadenza della mia carta d’identità passa miracolosamente inosservata. Grazie, Dio del rock. Un ragazzo che viaggia con noi esibisce una patente. Non vale, favorisca un altro documento. Non ce l’ho. Favorisca scendere. Il pullman si allontana mentre incrociamo lo sguardo incredulo perso nel nulla del compagno di viaggio che mestamente si avvia a piedi in direzione contraria. Zurigo. Hallenstadion. Biglietto alla mano. “Eingange Curve”. Che significa? “Ingresso Curva”. Curva? Come sarebbe, curva. Ecco i nostri posti. Seggioline, in alto, in curva, il palco è lontanissimo. “Qui non ci stiamo neanche morti. Scendiamo”. Scale, platea. Controlli. Non vogliono farci passare. Passiamo lo stesso. Transenne altezza mixer. Non male. Schiacciati. Oh, qui siamo tutti italiani. Gli svizzeri sono lì, seduti tranquilli sulle seggioline con il numerino giusto. Si spengono le luci. Eccolo. In carne ed ossa. Da solo. Factory. Cuore in gola. Entra la band. Prove It All Night. Vabbe’, non si può stare qui, ragazzi. Si carica, le transenne cedono. Tutti davanti al palco. Attaccati. A un metro da Bruce. Out In The Street. Ok, ora siamo in paradiso. Non si può volere nulla di più dalla vita. Tenth Avenue Freeze Out. Big Man e il suo sax. Little Steven e la sua bandana. Tre ore dopo la potenza del rock’n’roll si è dispiegata come non potevamo immaginarci. Ultimo pezzo: Rosalita. Bis: Born To Run, poi il “Detroit Medley” e per finire Rockin’ All Over The World di John Fogerty. Eccoci. Siamo noi. Tu lo sai che siamo venuti da lontano per te. Siamo rockin’ all over the world. Tu ci guardi negli occhi e ci riconosci. Luci accese. Incontro Franz, che ho perso nell’assalto alla transenna. Ci abbracciamo cadendo in ginocchio. In lacrime tutti e due. Ragazzoni grandi e grossi che hanno sgomitato per conquistare la prima fila e che ora crollano per l’emozione, per lo stomaco aggrovigliato, per il cuore che si e’ sciolto.

Milano, 21 Giugno 1985. San Siro. Stadio pieno zeppo. Bella forza. Capaci tutti di prendere il tram e andare allo stadio belli comodi a vedere Bruce. Primo pezzo: Born In The USA. Vabbe’, troppo facile. Dove eravate 4 anni fa, ragazzetti, eh? Si, fate pure i rocker, adesso, fate quelli che ne sanno, ora che Bruce e’ primo in classifica e su tutte le copertine. Quelli “veri” siamo noi. Siamo noi che abbiamo preso treni zozzi, dormito per terra, varcato i confini con i documenti scaduti, divelto transenne, superato barriere, sconfitto guardie svizzere, conquistato il palco, sofferto con Bruce, pianto in ginocchio. Siamo noi. Quelli dell’11 Aprile 1981. (clicca in alto a destra per continuare a leggere)

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