Notizie

Festival di Sanremo 2014, ecco Rufus Wainwright: «Ringrazio i Papaboys»

Festival di Sanremo 2014 Rufus Wainwright

Dopo la polemica innescata dai Papaboys, per Rufus Wainwright arriva il momento di esibirsi al Festival di Sanremo 2014. Abbiamo intervistato l’artista canadese a poche ore dalla sua esibizione sul palco dell’Ariston.

Rufus Wainwright a Sanremo 2014 doveva andarci semplicemente come ospite. Ma si è ritrovato nel mezzo di una polemica legata al suo orientamento sessuale e al testo di una canzone, Gay Messiah, che alcuni gruppi cattolici, supportati da commenti “autorevoli” – hanno ritenuto blasfema o comunque poco adatta per il Festival. Basta incontrarlo tranquillo e sorridente nella stanza di un albergo affacciato sul mare, per avere la netta sensazione che si sia trattato di un polverone francamente inutile.

Rufus, avevi mai sentito nominare i Papaboys?
Assolutamente no. Il loro nome suona come quello di un gay club (letteralmente dice “gay bear club”, ndr). Ma li devo ringraziare perché gli “scandali” attirano l’attenzione dei media (risate, ndr). Scherzi a parte, credo sia importante parlare di queste cose. Mi sembra che in Italia la maggior parte delle persone siano educate, aperte di mente. E poi ci sono questi piccoli gruppi che hanno idee non per forza bigotte ma sicuramente superate, di un’altra era. È davvero frustrante avere a che fare con questo tipo di chiusura mentale, ma l’Italia sta facendo passi in avanti verso una nuova mentalità, anche grazie alla presenza di Papa Francesco, che io credo debba essere rispettato a prescindere dalla fede.

È la prima volta che devi “giustificare” le tue posizioni?
Mi è già capitato in America, più che altro per quello che ho detto sull’amministrazione Bush e sulla guerra in Iraq. Ma non era mai successo che si parlasse di me per questioni extra-musicali con tutta questa attenzione dei media. È gratificante, perché significa che nel 2014 qualcuno segue quello che faccio (risate, ndr).

Cosa pensi del fatto che tutti cerchino sempre – invano – di etichettare la tua musica?
Penso che nemmeno io sono in grado di definire quello che faccio! Fin dall’inizio della mia carriera ho sempre voluto essere diverso da tutti. Fare qualcosa che mi permettesse di avere successo ma senza sottostare alle regole dell’industria musicale. Loro hanno bisogno di un’etichetta per infilarti nei negozi di musica – ve li ricordate i negozi di musica? (risate, ndr). Mi sono infilato subito in questo pasticcio, ma sembra che sia andata bene. Probabilmente il pubblico apprezza il fatto che io non abbia semplicemente seguito la direzione del vento ma abbia cercato la mia strada. Non mi interessano le etichette, mi interessa diventare parte dell’American Great Songbook, dove stanno Bob Dylan e George Gerswin. C’è qualcosa si straordinariamente potente nelle canzoni americane e mi piacerebbe far parte di quella tradizione.

È il tuo obiettivo principale?
Non l’unico. Sto scrivendo una seconda opera e me ne è stata commissionata un’altra dalla Canadian Opera Company. Non credo che sarò mai un grande compositore classico perché la profondità dell’opera di compositori come Verdi sia irraggiungibile, ma detto questo credo di avere qualcosa dentro che ha a che fare con l’opera. Siamo in molti a pensare che si debbano distinguere i compositori classici da quelli che fanno opera. Mettiamola così: non sarò un grande compositore classico, ma spero di diventare uno piuttosto bravo con l’opera. Anche se continuo a considerarmi un musicista pop.

A sentire Elton John, il migliore in circolazione.
Se solo lo potesse dire anche Verdi! (risate, ndr).

Come hai scelto le due canzoni da suonare a Sanremo?
Mi sono messo d’accordo con la direzione artistica del Festival. Era importante per me poter suonare una delle mie canzoni (Cigarettes & Chocolate Milk, ndr) ma capisco che un evento così grosso abbia bisogno anche di canzoni che tutti conoscano e Across The Universe dei Beatles è sicuramente una di quelle. Anche se a dire la verità non l’ho scelta io: mi hanno proposto un sacco di idee a cui ho detto no finchè non siamo arrivati a questo brano.

Quali canzoni hai rifiutato?
Vorrei restasse un segreto. Quello che vi posso dire è che non volevo cantare Volare (Nel blu dipinto di blu di Modugno, ndr)

Perché hai accettato l’invito di Sanremo?
So che è un evento davvero importante nel vostro Paese e penso che la mia musica, nonostante mi abbiate sempre accolto bene, possa incontrare più ammiratori in Italia. Insomma, penso sia un buon modo per cominciare a far conoscere la mia musica a più persone. Non so perché ma siete gli ultimi a sedervi al tavolo della cena, anche se sono sicuro che lo farete con grande classe (risate, ndr).

Cosa pensi che il pubblico italiano possa apprezzare di più della tua musica?
Tutto! Scherzi a parte, credo che si senta che una delle più importanti influenze nella mia muisca sia l’opera, ed è un omaggio alla vostra musica. E poi ho lavorato duro per migliorare come musicista, creando uno stile unico. Spero che tutto questo arrivi al grande pubblico anche qui in Italia.

Commenti

Commenti

Condivisioni