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Secondary ticketing, a Le Iene le compromettenti rivelazioni di un bagarino

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L’indagine de Le Iene sul secondary ticketing e la vendita di biglietti di concerti è proseguita nella puntata del 29 novembre con un lungo e dettagliato dialogo con un bagarino, una figura (la sua) che, di fatto, si è evoluta rispetto a come l’abbiamo sempre conosciuta. Si è infatti trasformato in un vero e proprio broker al servizio proprio delle piattaforme di rivendita online.

L’intervistato ha confermato di riuscire a guadagnare una cifra che si aggira intorno ai 100.000 euro l’anno, grazie alla grande quantità di biglietti che riesce a procurarsi e alla possibilità di rivenderli ad un prezzo anche 6-7 volte superiore, con il supporto delle piattaforme stesse, che agevolano il suo lavoro fornendogli gli strumenti per gestire i vari aspetti della vendita (gli ordini e le spedizioni, la modifica dei prezzi, la creazione di annunci multipli) e che incrementano le sue disponibilità economiche pagandogli i biglietti non ad evento avvenuto, ma ogni 15 giorni.

In uno dei passaggi salienti del racconto Francesco (questo il nome fittizio del bagarino) ufficializza che il dipendente di ViaGogo interpellato qualche settimana fa da Le Iene ha mentito dicendo che la piattaforma dà semplicemente l’opportunità ai singoli utenti di rivendere i loro biglietti, tanto quanto fa eBay – anche perchè i fan che lo fanno sono solo una minima parte delle transazioni, “è come se non ci fossero”. A dimostrazione di tutto ciò, ricorda alcune dichiarazioni rilasciate da Michael Rapino, CEO di Live Nation Entertainment, in cui ha parlato di un giro di affari, per i biglietti dei concerti, di circa 8 miliardi di dollari, pari per introiti a quello della droga: miliardi che derivano in buona parte dai guadagni ottenuti dal promoter grazie al mercato secondario, a cui destina parte degli ingressi per gli eventi che organizza. Anche perchè in questo sistema sono coinvolte tutte le principali piattaforme: oltre al già citato ViaGogo anche TicketBis e Seatwave secondo il bagarino.

Tornando al suo “lavoro”, Francesco mostra all’inviato i versamenti effettuati nei suoi confronti da una delle piattaforme con cui collabora, cifre che si aggirano sui 35.000/45.000 euro alla volta, anche 200.000 “se succede qualcosa di importante”. Cifre che riesce ad ottenere perchè per un evento può mettere in vendita anche un numero di biglietti a 3 zeri, perchè “la questione è solo avere i soldi e le conoscenze”. E avere anche 50 persone alle proprie dipendenze, che, a fronte di uno stipendio fisso, lo aiutano a far viaggiare la macchina organizzativa.

L’emissione di biglietti nominali è la soluzione paventata da molti a questo problema, che è emerso in tutta la sua complessità solo di recente, ma che serpeggia nel mondo della musica e degli eventi in generale (in Italia come all’estero) da più di qualche anno. Ma Francesco, in conclusione, smonta anche questa ipotesi: il provvedimento verrebbe facilmente raggirato, così come accade già per le partite di calcio, per le quali nome e cognome sui tagliandi di ingresso sono stati introdotti per questioni di sicurezza: basta avere WhatsApp e in men che non si dica i bagarini (che si autodefiniscono “una società seria”) e i loro “cambianome” provvedono al cambio di identità e a fornire ciò che è necessario per “regolarizzare” la cessione del biglietto da parte del primo acquirente a chi lo compra fuori dallo stadio.

 

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