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Spotify, in Svezia è guerra tra artisti ed etichette

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Spotify potrebbe presto vedere gli artisti interni al catalogo scatenare una guerra verso le case discografiche a causa delle royalty, giudicate troppo basse, che gli stessi cantanti e band ricevono dalle label.

Non sarà probabilmente coinvolta direttamente ma sicuramente Spotify finirà al centro delle cronache nuovamente per la questione royalty, argomento già affrontato in precedenza anche da musicisti affermati come Thom Yorke. Ironicamente, proprio dalla Svezia dove il servizio streaming nacque nell’ottobre 2008, potrebbe partire una gigantesca vertenza giudiziaria: gli artisti aderenti al sindacato nazionale di categoria (Musician’s Union Per Herrey) potrebbero adire alle vie legali contro le major Universal e Warner, per contestare alle label sia l’entità dei profitti derivanti dalle royalty, sia l’autorizzazione alla cessione stessa dei loro brani al popolare servizio streaming.

Secondo quanto ripreso dal The Guardian e riportato da Sverige Radio, gli avvocati del sindacato dei musicisti, farebbero notare come molti contratti tra band e major sarebbero stati firmati quando ancora non era attiva tutta la parte digitale relativa a vendite e streaming degli album e dei pezzi incisi dagli artisti. Le royalty derivanti da questa tipologia di distribuzione, sempre secondo i performer, dovrebbero essere discusse separatamente e negoziate con le label in modo che la stessa percentuale che oggi incassano le etichette, sia la stessa destinata alle band. Una questione spinosa e molto delicata, che rischia di creare ulteriori tensioni a un mondo, quello del music biz, che da qualche anno non se la passa certo benissimo…

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