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Spotify e royalty, Billy Bragg contro Thom Yorke: «La colpa è delle major»

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Sull’argomento Spotify e royalty si inserisce Billy Bragg: il cantautore britannico va controcorrente e dichiara senza mezzi termini che è responsabilità delle major se i compensi per gli artisti derivanti dallo streaming sono bassi.

All’interno della querelle relativa ai compensi derivanti dai servizi di musica in streaming che ricevono i musicisti, si inserisce anche Billy Bragg. Il cantautore sta dalla parte di Spotify e va contro quanto affermato da artisti come Thom Yorke e Brian Molko, ovvero che Spotify rovinerebbe la musica e le band emergenti erogando loro royalty esigue. La posizione di Bragg è molto chiara, se gli artisti ricevono pochi compensi dai diritti connessi allo sfruttamento dei propri brani su Spotify la colpa è delle major: «In Svezia le band hanno capito che il problema non è il servizio ma sono le etichette discografiche, che dovrebbero garantire delle royalty al passo coi tempi e non legate a contratti siglati quando ancora non si sapeva nemmeno cosa fosse lo streaming online».

«Il pubblico apprezza Spotify – prosegue il cantante nato nell’Essex nel 1957 – e lo utilizza per ascoltare legalmente musica. E’ assolutamente inutile fare la guerra a questo modello di fruizione, bisogna prenderne atto e adattarci ai comportamenti della gente. Il vero problema è che i contratti che legano le band alle major sono stati firmati quando ancora l’era digitale non era attuale, quando le label in sostanza producevano e distribuivano da sole gli album, pagando royalty che oscillavano tra l’8 e il 15%. E’ chiaro che queste percentuali ora siano basse nell’era digitale, d’altronde se davvero girassero così pochi soldi, sarebbero le major stesse a lamentarsi e ad attaccare il nuovo modello di streaming. Evidentemente per loro i guadagni sono molto buoni…».

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