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A Roma avremmo potuto vedere Sting e Springsteen sullo stesso palco. E invece…

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di Luca Garrò
Foto di Roberto Panucci

Luglio 2001, colline del Chianti. Sting si è esibito da poco all’Idroscalo di Milano, in uno show stupefacente aperto da un altro mostro sacro della musica mondiale, uno che dalle nostre parti non si vedeva spesso come l’ex Police: Jeff Beck. In pratica, si era trattato di uno show con due headliner: in molti, infatti, erano partiti da tutto il Nord Italia per cantare Roxanne insieme a Sting, ma galvanizzati dall’idea di poter assistere ad un’apertura di quello spessore. Tra una tappa e l’altra del tour, prima dell’importante concerto all’Olimpico di Roma, Sting poteva così riposare qualche giorno nella sua tenuta in Toscana, la dimora in cui già da tempo era solito passare lunga parte dell’anno, immerso in una vita bucolica fatta di trattori, viti e uliveti.

Per rendere ancora più piacevole il suo soggiorno, l’artista pensò di fare una telefonata ad un vecchio amico, che sapeva essere in Europa per una vacanza insieme alla moglie Patti e ai figli. Quando Bruce Springsteen ricevette quella telefonata, i suoi programmi erano ancora in divenire: bastò quindi una piccola riunione di famiglia per decidere che qualche giorno nella pace dei colli toscani sarebbe stata la ciliegina sulla torta di quel loro piccolo tour europeo. L’idea era molto semplice: passare qualche giorno di relax totale, senza pensare a nulla che non fosse un calice di vino per mandare giù delle pappardelle al cinghiale. La reunion con l’E Street band era stata la cosa più emozionante che gli fosse capitata da anni, ma lo aveva anche prosciugato a livello mentale, quindi l’idea di ripartire con tutto il carrozzone, per il momento, non lo sfiorava minimamente.

Tuttavia, seduti ad un piccolo bar della zona, i due iniziano a fantasticare su un’ipotetica comparsata del Boss proprio allo stadio capitolino. Quella che era nata come una semplice boutade al tavolino di una latteria, in poche ora iniziò a prendere sempre più piede, con i due amici sempre più convinti che la cosa fosse davvero da fare. Sting considerava ormai l’Italia il suo nuovo Paese, quello dove far crescere i propri figli, e Bruce amava pochi altri luoghi allo stesso modo. Intanto, i biglietti per la data romana non riuscivano ad ingranare, complice la consueta entità della proposta concertistica estiva, oltre che per via della quantità di volte in cui il bassista si era esibito negli anni precedenti, cosa che aveva inevitabilmente fatto calare un po’ il numero delle richieste.

La scelta del duetto parve dunque una manna dal cielo anche per l’organizzazione, che sperava di poterlo rendere noto in modo da dare una svolta decisiva anche alle vendite. Il vero problema era che i due non fossero per niente d’accordo con la scelta di rendere pubblica la loro idea: Sting non voleva apparire come un artista che non era in grado di riempire l’Olimpico senza aiuti e Bruce non sopportava il fatto che il suo nome venisse usato con scopi promozionali. Dunque, se la collaborazione avesse dovuto avvenire, nessuno avrebbe dovuto saperlo con anticipo tramite comunicati ufficiali o cose del genere.

La mattina dopo, però, l’Ansa tuonò: “Al concerto di Sting presenti anche Bruce Springsteen e… Bob Dylan!”. La notizia, va da sé, fece infuriare i due protagonisti. “Ma come si possono diffondere certe cose?” si sfogò Sting con l’amico.  “Oltretutto, capisco il tuo nome, ma perché annunciare anche Dylan? È una follia”. In effetti, anche il menestrello di Duluth stava per partire con un mini tour italiano, quindi la notizia apparve a tutti più che credibile, pur non avendo il benché minimo fondamento. Come da copione, in pochi minuti tutti gli organi di stampa cartacei e online riportarono il comunicato, che divenne inevitabilmente l’argomento più dibattuto della giornata.

Le vendite del concerto subirono l’agognata impennata, ma non durò molto. Pare infatti che i due, irritati oltremodo dal vedere il loro nome su tutte le maggiori testate europee, in pochi secondi decisero che, quella che avrebbe potuto diventare una delle pagina più belle di quell’inizio millennio, non sarebbe mai avvenuta. Bruce chiese una manciata di biglietti per lui e la sua famiglia e si sedette in tribuna ad assistere allo show e Dylan, beh, col suo classico aplomb, disse che non sapeva nemmeno dove avrebbe suonato e con chi. Da lì a poco l’11 settembre avrebbe sconvolto il mondo e l’E Street Band sarebbe tornata in studio per celebrarne la tragedia col primo album dai tempi di Born In The U.S.A., ma questa è tutta un’altra storia.

 

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