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10 momenti fondamentali nella storia live di Vasco

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di Luca Garrò
Foto di Roberto Panucci

Di episodi sulla vita live di Vasco Rossi ce ne sono a centinaia. Si può raccontare di quando un Massimo Riva ancora quindicenne correva come un matto per il palco, tanto che i presenti si chiedevano come potesse suonare allo stesso tempo uno strumento. Infatti, non lo suonava affatto, perchè, non avendone ancora la padronanza, la sua chitarra non veniva attaccata all’amplificatore.
O di un Vasco da sempre irremovibile nel non volere un gobbo elettronico che lo aiuti a ricordare le parole dei pezzi e la scaletta. Lui, invece, prima di salire on stage prende un bloc notes e ci scrive tutti i testi dei brani da cantare quella sera. – e se qualcuno gli chiede come fa se gli capita di cambiare un testo, risponde: «Lo fa De Gregori, lo fa Bob Dylan, posso farlo pure io!».

Si potrebbe raccontarne per giorni, ma in previsione dei prossimi concerti all’Olimpico di Roma (che scriveranno nuove pagine della sua storia) ne abbiamo scelti dieci particolarmente significativi. Eccoli, in ordine rigorosamente cronologico.

1. Nel 1979, per certi versi, nasce il Vasco che oggi tutti conoscono: dopo una serie di concerti scoraggianti e di pubblico ostile, Vasco spesso si ritrova a chiedersi se ha un senso andare avanti. La svolta avviene a Vicenza. Da un bar vicino al palco, dei ragazzi iniziano a tiragli freccette di carta, umiliando lui e la band: «Ma quella notte, tornando a casa, successe qualcosa di decisivo. Scattò la molla, la reazione definitiva al tormento. Mi dissi: la prossima volta che succede scendo giù e li affronto fisicamente».

2. Annunciato con la classica enfasi che solo Mike Bongiorno riusciva a mettere in ogni cosa di cui parlava, un “frastornato” Vasco fa il suo debutto alla trasmissione televisiva Superflash una sera del 1984 per presentare il suo primo album dal vivo Va bene, va bene così. Dopo averlo descritto nei modi più pittoreschi («un ragazzo d’assalto, uno che incide solo album dal vivo, un gasato, uno che si è fatto da solo») Mike diventa improvvisamente profetico: «questi ragazzi che hanno tanto cuore sono quelli che rimangono e sono destinati a durare per tanto tempo».

3. Siamo all’edizion targata 1989 di Vota la voce condotta da Red Ronnie e Tina Turner chiede al giornalista di presentarle Vasco, perché si è innamorata delle sue canzoni. L’idea della diva americana è quella di fargli aprire i concerti in Europa. Nemmeno a dirlo, Vasco rifiuta ringraziando. Per alcuni è un’occasione persa, per altri il segno di una coerenza incrollabile.

4. Tina Turner però non è l’unica ad aver ricevuto un rifiuto dal Blasco. Estate 1990: lo stadio di San Siro è già sold out da mesi per la sua prima esibizione nel tempio del calcio milanese. Nello stesso periodo, è previsto anche un concerto dei Rolling Stones, le cui vendite dei biglietti toccano a malapena le diecimila unità. David Zard, organizzatore del concerto di Jagger e soci, propone di coinvolgere Vasco. Lui in tutta risposta confessa a Tania Sachs, sua storica collaboratrice: «Mi sembra una proposta assurda. Vado io a fare il supporter ai Rolling? Nooo! Vengono loro a farlo a me? Nooo! Io ho lo stadio tutto esaurito, ma come posso ospitare Mick Jagger, che per me è un mito?».

5. Nel 1995 Vasco idea Rock sotto l’assedio, concerto-evento per permettere a gruppi della ex Jugoslavia di far sentire la propria voce e sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti della guerra. Il live lascia una lunga scia di polemiche, ma segna anche un punto cardine per la carriera dal vivo di Rossi: quella sera fa il suo debutto Stef Burns, californiano già con Alice Cooper, che diventera uno dei punti di forza dei vent’anni successivi.

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6. Vasco al Montreux Jazz Festival? Fatto. La storica kermesse svizzera, per molti il festival per eccellenza in Europa dalla fine degli anni Sessanta ad oggi, ospita il Blasco addirittura in occasione del suo trentesimo anniversario nel 1997. Il futuro Kom chiude la serata del 18 luglio di fronte a tremila spettatori: un riconoscimento oltre ogni immaginazione, che conferma agli ultimi scettici italici come nel nostro Paese non ce ne sia per nessuno.

7. Imola e il concerto che Vasco tiene nel 1998 hanno segnato un momento fondamentale per la sua carriera: è la risposta all’esigenza di un Blasco ormai 50enne di trovare nuovi stimoli e ben presto si trasforma in un evento epocale. Unico live previsto per quell’anno, raduna oltre 130.000 persone (un record allora) e consacra Vasco definitivamente (clicca qui per saperne di più).

8. 31 maggio 1999: Massimo Riva viene trovato senza vita nella sua casa, proprio alla vigilia di uno dei tour più impegnativi mai affrontati da Vasco e la sua band, il Rewind Tour. Lo show deve continuare e la prima idea è quella di usare le registrazioni di Riva durante i concerti, senza sostituirlo con altri musicisti. Ricorda Alberto Rocchetti, il tastierista: «Alle prove, però, nessuno di noi riuscì a suonarci sopra. A ogni canzone scoppiavamo a piangere. Anche Vasco si rese presto conto che non si poteva e richiamò Solieri».

9. Il 12 marzo del 2000, a Genova, si celebra uno degli artisti più influenti per la cultura del nostro Paese: Fabrizio De Andrè. Tra gli ospiti non può mancare Vasco, fan e amico del Faber e della moglie Dori Ghezzi per molti anni. I due sono stati tra i pochi a sostenerlo nel duro periodo del carcere e l’intensissima interpretazione di Amico fragile, ancora oggi, resta per tutti l’apice di quella serata.

10. Nonostante gli scontri e le liti durate trent’anni, quando Vasco è torna a suonare dal vivo ha quasi sempre bisogno di avere al proprio fianco Maurizio Solieri. Lo richiama dopo la frattura di fine anni ’80, poi lo allontana nuovamente quando si innamora di Stef Burns, per poi riabbracciarlo al momento della morte di Riva. L’ultima lite, probabilmente quella definitiva, nel 2014. I fan, tuttavia, continuano a sperare nell’ennesimo come back.

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