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Vasco racconta il suo periodo buio: «Sono vivo per miracolo»

Vasco malattia

Vasco Rossi in un intervista a La Repubblica si lascia andare e parla della malattia che l’ha costretto ad annullare il tour nel 2011 e del brutto periodo che ne è seguito.

Il grande ritorno di Vasco negli stadi è dietro l’angolo, e il rocker si lascia andare ad un’ inaspettata intervista a La Repubblica dove si sbottona sulla malattia che nel 2011 lo ha costretto a sospendere il tour negli stadi, e che recupererà a giugno con sette date tra Bologna e Torino: «Avevo lasciato una cosa a metà e ho pensato fosse giusto portarla a termine – ha dichiarato Vasco –  Ma è anche una bella scusa, perché avevo voglia di tornare a cantare: ho intenzione di morire su un palco, io, mica in un letto d’ospedale». La decisione di ritirarsi era frutto di un brutto periodo, fortunatamente passato: «Negli ultimi tempi ero stanco di tutto, le dimissioni da rockstar erano figlie di questo sentimento. In realtà volevo decostruire, volevo tornare al Vasco Rossi che scrive le canzoni, abbandonare il ruolo della rockstar, che è fatto di gesti e modi di essere, di luci. Volevo tornare ad essere il cantautore che sono. Ho pensato anche al suicidio. Ma non ho visto la luce nella fede, mi ha aiutato l’affetto della mia famiglia, dei fan, mi è stato di conforto Internet». Ci sono parole anche per il social network che il rocker ha spesso usato per comunicare direttamente, con i propri fan tramite gli ormai celebri “clippini”, e ha definito Facebook «il mio compagno di viaggio in questi due anni» ma non senza alcune ombre poiché «Non facevo più nient’altro, dipendenza totale».

Entra anche nel merito della malattia che l’ha costretto così tanto tempo a stare lontano dalle scene e che lo ha portato a rischiare la vita. «Non una malattia, ma la mia guerra contro un batterio killer che ho battuto. La chiamano “malattia del terzo millennio”: l’11 settembre dello scorso anno ho avuto la terza ricaduta. Quello è stato il giorno in cui ho rischiato di morire, il batterio che mi aveva aggredito aveva attaccato il miocardio: sono vivo per miracolo ma del resto è la vita stessa a essere un miracolo». E così Vasco ha dovuto fermarsi. «È stato pesantissimo. Sono stato di nuovo in terapia intensiva, attaccato alle flebo, ho perso conoscenza per tre giorni, poi venti giorni di cure e la riabilitazione. Questo streptococco vive normalmente sulla pelle ma quando trova una ferita o un’infiammazione entra in circolo e, se ti trova con le difese immunitarie basse, comincia a distruggere tutto sino a farti fuori, in un mese».

L’autunno del 2012 è stato un bruttissimo periodo. «Sono stato particolarmente male tra ottobre e novembre, non mi muovevo più bene, iniziavo a non essere più autosufficiente, la mia famiglia mi è stata molto vicina. Un braccio mi si era bloccato, non riuscivo a mangiare con la forchetta e neanche più a masticare, era colpa delle medicine e quando le ho sospese e ho cominciato a fare la fisioterapia ho ricominciato a poco a poco a muovermi». Ora, per fortuna, è tutto superato.

Infine le ultime parole sono per il prossimo tour e in particolare della scaletta «Ho inserito canzoni più dure, di carattere più sociale che ho scritto 20 anni fa e sono incredibilmente ancora d’attualità, tipo C’è chi dice no, Gli spari sopra e Stupendo. Negli anno Novanta io già sentivo questo clima. Meglio, lo sentiva l’artista che è in me, non io. Sentivo l’arroganza del potere, il disprezzo, la mancanza di serietà da parte di chi fa politica. Le mie canzoni sono metafore, non invito certo a prendere le armi e a fare la rivoluzione, ma sentivo questa rabbia che cresceva e l’indignazione da parte della gente».

 

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