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Vinicio Capossela: «Dal nuovo album è scaturito non un IO, ma un NOI. È il mio disco della vita»

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di Silvia Marchetti
Foto di Luca Zizioli

A 5 anni dal suo ultimo disco di inediti e dopo ben 13 anni di lavoro, Vinicio Capossela torna con un nuovo doppio album, Canzoni della Cupa, che vedrà la luce il 6 maggio. Non si tratta di una semplice raccolta di canzoni, ma di un’opera più complessa, composta da due lati, Polvere e Ombra, entrambi frutto di una lunga e accurata ricerca on the road, alla scoperta di un tesoro nascosto fatto di paesaggi, immagini, suoni, sapori, storie e personaggi che appartengono a un mondo forse dimenticato, sicuramente mitico e rurale. Il 28 giugno, inoltre, partirà da Roma la prima parte del tour del cantautore, a cui seguirà un’altra tournée teatrale in autunno.

CANZONI DELLA CUPA, TRA FOLK, NATURA E MISTERO
«In questi anni ho voluto che la mia musica si avvicinasse ancor più alla terra, alla scoperta delle nostre radici e di quella civiltà millenaria che fa parte della storia di ciascuno di noi. Realizzare Canzoni della Cupa è stato un viaggio misterioso e al contempo stimolante ed emozionante. Un’esperienza unica. È per me il lavoro della vita, perché non ha maturato un IO, ma un NOI. Ho coinvolto, infatti, diverse persone. Il processo creativo che ha portato alla sua realizzazione ha richiesto tempo, pazienza e curiosità. Non volevo un disco folk revival, trainato da un brano in particolare, ma un’opera originale capace di attingere da un patrimonio immenso che ci appartiene da sempre. Canzoni della Cupa si avvicina allo stile dylaniano, sono canti che creano atmosfere di meraviglia ma anche di grande inquietudine, come, del resto, è il rapporto contrastante che lega ciascuno di noi alla natura» ha spiegato.

UN VIAGGIO TRA TERRE SPERDUTE E STORIE DIMENTICATE
«Le 28 canzoni del doppio album nascono per dare voce a un mondo folkloristico mitologico che si ispira all’opera di un cantore che amo molto, Matteo Salvatore, ma prende spunto anche dai sonetti e dai canti popolari di paese, versi in rima mai scritti su carta ma tramandati di generazione in generazione. Altri ancora sono arrivati cercando tra rovi, gradini, vicoli, spostandomi con uno studio mobile insieme ad amici e collaboratori. Ecco come è nato il progetto nel corso di viaggi in posti sperduti d’Italia e del mondo: dalle terre irpino lucane fino ai Balcani, dalle frontiere messicane alla California».

POLVERE, IL LATO SOLARE
«La prima registrazione del disco è stata fatta nel 2003. Una sessione scarna e disseccata, con cymabalon, contrabbasso e chitarra. Il lato Polvere è quello esposto al sole, asciugato dal vento, del lavoro e del sudore. Ma è anche l’humus umano, quello che ci ha originato e al quale prima o poi torneremo. Un caro amico mi ha aiutato a tradurre antiche canzoni in dialetto dalle quali ho preso spunto per narrare storie del passato, dal mediterraneo, fino ad oltrepassare l’oceano per raggiungere i deserti texani». Ed ecco canzoni come Femmine, con la voce della signora Addolorata che racconta il duro lavoro di tabacchina; Il lamento dei mendicanti, un blues arido tra fame, sete e ingiustizie. E poi La lontananza, da chi ci ama, dai luoghi in cui siamo nati, quella che ci fa così male e paura.

OMBRA, IL LATO LUNARE
«Tra il 2014 e il 2015 sono arrivate le canzoni di Ombra, la seconda parte del progetto – prosegue Capossela – È il lato più oscuro, lunare, inquieto. Quello dei mostri, dei lupi mannari, delle creature malvage, ma anche del sacro e degli archetipi più arcaici». Tra i brani, spiccano Le creature della Cupa (una sorta di ninna nanna recitata su una culla fatta di rovi), La notte di San Giovanni (fatta di presagi e di eternità) e Il bene mio (tra fughe d’amore, banchetti matrimoniali e clandestinità).

CAPOSSELA, LA MUSICA E L’ARTE
«Canzoni della Cupa può essere paragonato a un origami, perché nasce per raccontare e dare informazioni precise su personaggi, storie e luoghi. Assomiglia a una mappa da leggere per orientarsi sull’isola del tesoro. Ecco perché ho voluto realizzare un vero e proprio kit di testi, suoni e immagini. Un artwork speciale. In copertina, ad esempio, c’è un albero storto, che esprime l’ostentazione con cui le creature della notte cercano la luce. C’è anche un bellissimo video, anche se io preferisco definirlo ‘corredo di immagini’, ad accompagnare il brano La padrona mia (in radio dal 6 maggio e visibile online sul suo sito ufficiale, ndr)».

IL TOUR ESTIVO E AUTUNNALE
Il 28 giugno (Cavea Auditorium Parco della Musica di Roma) partirà il tour Polvere dell’artista irpino. I concerti estivi si svolgeranno all’aperto e coinvolgeranno, da nord a sud, e fino al 4 settembre, città come Milano, Lucca, Pescara, Taormina e Treviso. In autunno sarà la volta del tour Ombra nei principali teatri italiani. «Saranno due spettacoli completamente diversi, con strumenti e musicisti differenti. Sul palco estivo, simile a un campo di spighe rasate, saremo in 11 elementi, tra chitarre, trombe e cupa cupe – spiega Capossela – In autunno, invece, saremo in tour con gli strumenti ‘del diavolo’, come i violini, per presentare dal vivo la parte più nera del nuovo album. Il mio obiettivo sarà quello di creare dal vivo una sorta di sospensione dell’incredulità».

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