La guerra pacifica tra animo classico e furia elettrica: il racconto del concerto dei 2Cellos a Milano

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Il mini tour italiano dei 2Cellos arriva a Milano in un Fabrique tutto esaurito. Grande attesa per l’esibizione dei due violoncellisti provenienti dall’ex-Jugoslavia. La recensione del concerto del 14 dicembre 2014.

Fabrique, Milano, 14 dicembre 2014. Anche il più rigoroso musicista classico ogni tanto si concede delle pause dallo studio e dall’esercizio. In questi momenti, mi ha sempre divertito immaginare l’ipotetico Maestro impegnato in una rivisitazione improvvisata di un grande classico del rock. Come se anche il più rigido compositore, benché formato e naturalmente portato ad approcciare la materia musicale con compostezza e serietà assoluta, non riuscisse fare a meno di lasciarsi per una volta rapire dall’energia, dall’epicità e dalla forza dei ritornelli di AC/DC e Rolling Stones.

Queste due anime, solo apparentemente in antitesi, si alternano pacificamente nel concerto dei 2Cellos. Il talentuoso duo di violoncellisti croato/sloveno composto da Luka Šulić, classe ’87 e Stjepan Hauser, di un anno più giovane, ha fatto proseliti anche in Italia negli ultimi giorni. Cinque eventi (si chiude lunedì sera a Udine), cinque sold-out. Il Fabrique è colmo fin nelle retrovie. Saggia la scelta di posizionare due schermi alle spalle dei musicisti, per permettere anche al pubblico distante dal palco di apprezzare le acrobazie esecutive della coppia slava.

Il set inizia con Benedictus di Karl Jenkins. Si passa senza accorgersene a Where The Streets Have No Name degli U2. Arriva il primo boato della serata. Al termine del pezzo, Luka, visibilmente emozionato per l’accoglienza ricevuta dai fan di Milano, saluta in italiano i presenti. Stjepan è più marpione, il suo tono di voce basso e suadente aiuta le (tante) presenze femminili a infiammarsi fin da subito. Tuttavia la prima parte di concerto è molto posata: i riarrangiamenti di Viva La Vida dei Coldplay, Californication dei Red Hot Chili Peppers e Resistance dei Muse dimostrano quanto i due tengano particolarmente a mettere in evidenza la loro impostazione classica. Il pubblico ascolta in religioso silenzio, applaudendo solamente alla fine dei brani.

I giri del motore cominciano a salire vertiginosamente con la doppietta Smooth Criminal (di Michael Jackson) / Welcome To The Jungle (uno degli inni dei Guns N’ Roses): la folla si scalda, la distorsione elettrica dei violoncelli aumenta a dismisura quando parte Thunderstruck (scritta dagli AC/DC, i cui pezzi sono tra i più saccheggiati dai 2Cellos). L’ingresso in scena del batterista Dušan Kranjc completa l’opera, dando ufficialmente inizio alla parte festosa e irriverente della scaletta.

C’è spazio tra le altre per Back In Black e Highway To Hell dei già citati australiani, per (I Can’t Get No) Satisfaction dei Rolling Stones e Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. E anche per The Trooper degli Iron Maiden: l’avvio in pompa magna con l’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini è solo uno specchietto per le allodole. In breve si sfocia nelle triplette assassine della canzone, sostenute dal doppio pedale di Kranjc e dalla cavalcata inarrestabile degli archetti, con tanto di headbanging folle di Hauser. Il pubblico fa la sua parte nei ritornelli, per un karaoke improvvisato che diverte realmente i musicisti sullo stage.

La serata volge al termine dopo circa 90 minuti con Fields Of Gold di Sting, conclusione pacata e teatrale di uno show divertente, capace di non annoiare e che certifica il successo dei 2Cellos anche di fronte al pubblico italiano. Da sottolineare la totale disponibilità dei due protagonisti, che poco dopo la fine del concerto, si concedono ai presenti per autografi, strette di mano e foto ricordo.

Guarda le foto del concerto dei 2Cellos a Milano.

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